di Camillo Buono

Ci sono luoghi che vivono di turismo e luoghi che, invece, vivono di polemiche. La domanda che oggi mi pongo è semplice: Ischia da quale parte vuole stare?

Perché, se ci pensiamo bene, ormai sull’isola non esiste iniziativa che riesca a mettere tutti d’accordo. Una festa, un concerto, una manifestazione sportiva, un evento culturale, un’iniziativa per i giovani o una semplice attrazione turistica: prima ancora che inizi, è già oggetto di critiche. E quando tutto finisce bene, quando il bilancio è positivo e le persone tornano a casa soddisfatte, resta comunque qualcuno pronto a sottolinearne soltanto gli aspetti negativi.

È diventata quasi una nostra caratteristica.

Eppure Ischia vive di turismo. O almeno dovrebbe viverne con la consapevolezza che il turismo non è fatto di un’unica categoria di persone. Esistono le famiglie, gli anziani, le coppie, chi cerca il benessere, chi ama il silenzio, ma esistono anche i giovani. E troppo spesso ho l’impressione che proprio questi ultimi, sull’isola, non trovino quasi nulla pensato per loro.

Sembra quasi che il turista ideale sia quello che alle dieci di sera rientra in albergo e spegne la luce. Ma un’isola che vuole competere con le grandi destinazioni turistiche non può permettersi di avere un’offerta costruita soltanto su questo modello.

Non sto parlando di trasformare Ischia in una capitale della movida incontrollata. Sarebbe un errore tanto quanto quello opposto. Sto parlando di offrire occasioni sane di divertimento, di sport e di socialità.

Penso al parasailing, allo sci nautico, alle tante attività acquatiche che in moltissime località turistiche rappresentano la normalità e che qui, invece, sembrano ancora un tabù. Penso agli eventi musicali, ai festival, alle manifestazioni serali che inevitabilmente comportano un po’ di musica, un po’ di rumore e tanta voglia di stare insieme.

Ogni volta, però, la discussione sembra concentrarsi solo sugli schiamazzi, sul volume della musica, sul disagio di qualcuno, dimenticando che il turismo vive anche di emozioni, di esperienze e di ricordi. Se togliamo tutto questo, rischiamo di trasformare la nostra isola in un luogo perfetto… ma soltanto per dormire.

Naturalmente esistono delle regole e vanno rispettate. Nessuno mette in discussione il diritto al riposo dei residenti o la necessità di garantire sicurezza e ordine pubblico. Ma tra il caos senza controllo e il silenzio assoluto esiste un equilibrio. Ed è proprio quell’equilibrio che dovremmo imparare a costruire.

Forse anche molti dei comportamenti sbagliati che vediamo durante la notte nascono dal fatto che ai giovani, spesso, non viene offerta alcuna alternativa. Se non esistono spazi, eventi e attività in cui trascorrere il tempo, la strada diventa inevitabilmente il luogo di ritrovo. E quando questo accade, troppo spesso arrivano anche gli eccessi.

Ischia ha tutte le potenzialità per crescere. Non necessariamente aumentando il numero dei turisti, ma migliorando la qualità della propria offerta. Dobbiamo smettere di ragionare soltanto su due o tre mesi estivi e iniziare a costruire un turismo serio, programmato e capace di vivere almeno dieci mesi l’anno.

La vera sfida non è riempire gli alberghi ad agosto. La vera sfida è far sì che Ischia torni ad essere competitiva rispetto alle altre destinazioni italiane e del Mediterraneo. Per riuscirci serve una mentalità diversa, più aperta, più coraggiosa e meno prigioniera delle polemiche.

Perché le polemiche, quelle che ogni giorno riempiono i social network, durano il tempo di qualche commento. Le idee, invece, possono cambiare il futuro di un territorio.

E forse è proprio da questo che dovremmo ripartire: meno polemiche e più visione. Perché Ischia merita di essere ricordata per ciò che riesce a costruire, non per ciò che riesce a criticare.

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