di Luigi Schiano
In memoria grata degli “Alfonso” di Fontana
“Facciamo l’elogio di uomini illustri… Per sempre rimarrà la loro discendenza e la loro gloria non sarà offuscata.”
(Libro del Siracide)
Ogni anno, il primo di agosto, ricordiamo il Dies Natalis, il giorno della morte di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, avvenuta a Nocera dei Pagani all’età di novant’anni, nel 1787. Egli rifulse per la sua premura per le anime, i suoi scritti, la sua parola e il suo esempio. Al fine di promuovere la vita cristiana nel popolo, si impegnò nella predicazione e scrisse libri, specialmente di morale, disciplina nella quale è ritenuto un maestro e, sia pure tra molti ostacoli, istituì la Congregazione del Santissimo Redentore per l’evangelizzazione dei semplici. Eletto Vescovo di Sant’Agata dei Goti, si dedicò con grande zelo a questo ministero, che dovette lasciare quindici anni più tardi per il sopraggiungere di gravi malattie. Passò quindi il resto della sua vita a Nocera dei Pagani, in Campania, tra grandi sacrifici e difficoltà. (Dal Martirologio Romano).
All’ingresso della Chiesa Parrocchiale, lì dove attendono l’ultima tromba i resti mortali dei parroci, tra cui quelli del venerato e compianto don Alfonso Maria Mattera, troneggia un dipinto di Sant’Alfonso in atteggiamento orante.
Ma ogni anno, in questa ricorrenza, la mia mente va a tre persone di Fontana che hanno portato questo nome e che si sono distinte per la fede, lo zelo e le opere compiute.
Tra i primi spicca la figura luminosa del parroco don Alfonso Maria Mattera, guida della comunità di Fontana dal 1896 al 1939, che con vero zelo sacerdotale fu pastore di anime. Fece incoronare la Vergine della Mercede, dopo il voto fatto dai fontanesi per la fine della guerra nel 1918, con corona aurea l’8 settembre 1920 da Mons. Giovanni Scotti, nativo di Piedimonte e Arcivescovo di Rossano Calabro, e consacrare il tempio parrocchiale, il terzo dalla fondazione della Parrocchia, il 28 settembre 1930.
Aveva sempre una parola buona per la gente che, in quei tempi di miseria e del primo conflitto mondiale, accorreva a lui. Pochi anni dopo l’incoronazione della Vergine, mani sacrileghe rubarono la corona e don Alfonso ne fu profondamente addolorato, tanto da cercarla per tutte le strade di Fontana gridando: «Hanno rubato il cappello alla mia Mamma!».
Successivamente la corona fu riportata e lasciata in un sacco all’ingresso della sacrestia. I suoi resti mortali riposano, in attesa della Resurrezione finale, all’ingresso della Chiesa Parrocchiale.
La signora Irene Alfonsina Mattera Mezzadra, detta “la Pellegrina”, dopo un periodo trascorso in America, ritornò nella sua terra natia e fu una grande benefattrice della comunità parrocchiale. Donò l’attuale pavimento della Chiesa Parrocchiale, come si legge nell’iscrizione posta all’ingresso; donò inoltre la sua casa alla Parrocchia ed espresse la volontà di creare un ricovero per gli anziani del paese che, dopo molte alterne vicende, vide la luce nell’attuale RSA Villa Mercede.
La signorina Alfonsina Mattera, discendente del parroco don Alfonso, impiegata postale a riposo, faceva parte di quelle giovani ragazze cresciute nell’Azione Cattolica degli anni Trenta e Quaranta. Consacrata laica, grande educatrice e catechista per oltre cinquant’anni, esempio fulgido di rigore morale e di fede, ha speso la sua lunga vita, fino all’ultimo, per amore della comunità parrocchiale e degli abitanti di Fontana.
È stato significativo quando l’amministratore parrocchiale don Antonio Mazzella, il 28 giugno scorso, durante la prima Messa del novello sacerdote don Ivan Aiello nella Chiesa Parrocchiale di Fontana, ha voluto che egli benedicesse le tombe dei parroci, tra cui quella di don Alfonso, affermando che per questa comunità hanno fatto tanto.
Nessuno, o forse pochi, oggi hanno avuto la gioia di ascoltare la loro voce, ma le loro opere parlano ancora e le loro gesta vengono ricordate fino ai nostri giorni.
Queste parole possono essere tranquillamente estese anche a coloro che non hanno avuto l’onore e la gioia di conoscere le altre figure che oggi ricordiamo. Essi, che già godono della visione beatifica di Dio nella pace dei giusti, possano consigliarci e spronarci affinché la nostra vita possa essere, almeno in un piccolo tratto, simile alla loro. Che il Divino Maestro continui a donare alla nostra comunità uomini e donne di questo spessore umano e di questa fede.
«Tutto il bene consiste nell’amar Iddio. E l’amare Dio consiste nel far la sua volontà.»
(Sant’Alfonso Maria de’ Liguori)








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