di Luigi Schiano

Il Signore ha chiamato a Sé don Agostino Iovene.

In una giornata triste per l’intera Chiesa ischitana, anche la comunità di Fontana conserva un motivo particolare per ricordare e ringraziare questo sacerdote che, nel corso del suo lungo ministero, ha lasciato una traccia anche nel nostro paese.

Don Agostino è stato infatti amministratore parrocchiale di Fontana dal 2015 al 2016.

Un periodo forse breve se confrontato con i suoi 57 anni di sacerdozio, ma sufficientemente lungo per creare legami, accompagnare persone e famiglie e, soprattutto, seminare.

Perché credo che sia proprio questa una delle immagini più belle attraverso le quali oggi possiamo ricordare don Agostino: quella del sacerdote che semina.

Un sacerdote non sempre ha la possibilità di vedere immediatamente i frutti del proprio ministero. Molto spesso semina attraverso una parola, un consiglio, una celebrazione, un incontro o semplicemente attraverso la propria presenza. E quei semi possono rimanere nascosti per tanto tempo, fino a quando qualcosa germoglia.

Da don Agostino alcuni di quei germogli sono nati.

Ed oggi sono diventati vocazioni.

Durante il suo cammino sacerdotale è maturata infatti la vocazione di don Paolo Buono, oggi sacerdote apprezzato e punto di riferimento per tante persone.

E c’è poi un altro germoglio che continua a crescere: quello di Francesco Ferrandino, oggi lettore e in cammino verso il sacerdozio.

Credo che per un sacerdote non possa esserci eredità più bella.

Sapere che il proprio ministero, il proprio esempio e la propria testimonianza hanno contribuito ad accendere in altri uomini il desiderio di consacrare la propria vita al Signore significa, in qualche modo, vedere continuare quella missione anche quando il proprio cammino terreno termina.

Don Agostino è stato per oltre trent’anni parroco di Santa Maria delle Grazie in San Pietro a Ischia Porto, Vicario Generale della Diocesi di Ischia, Canonico Primicerio della Cattedrale, insegnante e guida per generazioni di giovani.

Ma accanto agli incarichi e ai titoli rimangono soprattutto le persone.

Rimangono le comunità nelle quali ha prestato servizio.

Rimangono gli incontri.

Rimangono quelle parole dette magari tanti anni fa e che qualcuno conserva ancora dentro di sé.

E rimangono i germogli.

Fontana, che lo ha avuto come amministratore parrocchiale tra il 2015 e il 2017, oggi si unisce dunque al dolore della comunità di San Pietro e dell’intera Diocesi di Ischia.

Lo fa con la tristezza del distacco, certamente, ma per chi crede anche con la certezza che la morte non rappresenti l’ultima parola.

Domani, lunedì 10 agosto, la Chiesa ischitana si stringerà per l’ultimo saluto a don Agostino.

La Messa esequiale sarà celebrata alle ore 17.30 nella Chiesa dello Spirito Santo a Ischia. La salma sarà presente in chiesa a partire dalle ore 16.00, consentendo a quanti lo hanno conosciuto, amato e incontrato durante il suo lungo ministero di raccogliersi in preghiera.

Sarà il momento del saluto terreno.

Ma ciò che un sacerdote ha seminato durante una vita non viene sepolto con lui.

Continua nelle comunità che ha servito, nelle persone che ha accompagnato, nei giovani che ha incontrato e, in maniera ancora più evidente, in coloro che attraverso quella testimonianza hanno sentito nascere dentro di sé una chiamata.

Don Paolo Buono e Francesco Ferrandino sono due di quei germogli.

E forse oggi, nel momento del dolore, è proprio questa una delle immagini che può donarci maggiore consolazione: pensare che mentre il Signore chiama a Sé don Agostino, una parte della sua lunga missione sacerdotale continua a vivere attraverso i semi che ha lasciato lungo il suo cammino.

Grazie, don Agostino, anche per ciò che hai seminato nella nostra Fontana.

Luigi Schiano

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