di Camillo Buono
Il Signore Risorto ha chiamato a sé don Agostino Iovene, già parroco di Santa Maria delle Grazie in San Pietro a Ischia Porto, già Vicario Generale della Diocesi di Ischia e Canonico Primicerio della Cattedrale. Con lui se ne va una figura che per oltre mezzo secolo ha accompagnato la vita della Chiesa ischitana e di generazioni di isolani. Il ricordo personale di quegli incontri semplici, davanti all’edicola di Piazza degli Eroi, racconta forse meglio di tanti incarichi l’uomo che c’era dietro il sacerdote.
Ci sono persone che, nel corso della loro vita, finiscono per diventare parte di un luogo. Non soltanto per gli incarichi ricoperti o per ciò che hanno fatto, ma perché la loro presenza entra lentamente nella quotidianità di una comunità, fino a sembrarci quasi naturale incontrarle, salutarle, scambiare con loro poche parole.
Don Agostino Iovene era una di queste persone.
La notizia della sua morte, giunta dopo un lungo periodo di malattia, lascia un grande vuoto nella Chiesa e nella comunità ischitana. Aveva 81 anni e alle spalle ben 57 anni di sacerdozio: una vita intera spesa al servizio della Chiesa e delle persone.
«Il Signore Risorto ha chiamato a sé don Agostino Iovene, già parroco di Santa Maria delle Grazie in San Pietro in Ischia Porto, già Vicario Generale della Diocesi di Ischia, Canonico Primicerio della Cattedrale».
Parole che racchiudono alcuni degli incarichi più importanti della sua lunga vita sacerdotale, ma che da sole non riescono probabilmente a raccontare fino in fondo ciò che don Agostino ha rappresentato per Ischia.
Nato il 20 dicembre 1944, venne ordinato sacerdote il 12 luglio 1969. Da allora il suo ministero ha attraversato più di mezzo secolo della storia religiosa e sociale della nostra isola.
Dal 1989 il suo nome si è legato indissolubilmente alla parrocchia di Santa Maria delle Grazie in San Pietro, a Ischia Porto, della quale è stato parroco per oltre trent’anni. Una presenza lunga, capace inevitabilmente di intrecciarsi con la vita di migliaia di persone.
Generazioni di ischitani lo hanno incontrato nei momenti che segnano l’esistenza di ciascuno: un battesimo, una Prima Comunione, un matrimonio, la perdita di una persona cara. Ma anche semplicemente nelle attività della parrocchia, nella scuola, nelle iniziative dedicate ai ragazzi o lungo le strade di Ischia.
Perché un parroco che rimane così a lungo all’interno della stessa comunità smette, in qualche modo, di essere soltanto il sacerdote di una chiesa. Diventa parte della storia delle famiglie.
San Pietro, i giovani e una comunità cresciuta insieme
Don Agostino aveva una particolare attenzione per i giovani e per tutto ciò che poteva trasformare la parrocchia in un luogo di incontro, oltre che di preghiera.
Anche per questo il suo nome resta legato a esperienze come “Settembre sul Sagrato”, manifestazione che contribuì a ideare e portare avanti per oltre vent’anni, coinvolgendo giovani, famiglie e comunità parrocchiale attraverso appuntamenti culturali e momenti di spettacolo.
C’era in questo modo di vivere la parrocchia una visione molto concreta del sacerdozio: la Chiesa come luogo capace di stare tra la gente.
Lo stesso rapporto con i ragazzi lo accompagnò anche nella scuola. Per anni don Agostino insegnò religione alla scuola media statale “Giovanni Scotti” di Ischia. Anche lì ha incontrato generazioni di studenti, lasciando ricordi che oggi, inevitabilmente, riaffiorano in tantissimi ischitani diventati nel frattempo adulti.
Al servizio dell’intera Diocesi
Il suo ministero andò ben oltre i confini della parrocchia di San Pietro.
Don Agostino Iovene fu infatti Vicario Generale della Diocesi di Ischia per otto anni, assumendo uno degli incarichi di maggiore responsabilità nella vita della Chiesa isolana e diventando uno dei principali collaboratori del Vescovo.
Un servizio svolto attraversando anche momenti complessi e delicati della vita ecclesiale dell’isola, sempre con quel carattere deciso che quanti lo conoscevano bene hanno imparato negli anni ad apprezzare.
Fu inoltre Canonico Primicerio della Cattedrale, ulteriore testimonianza del ruolo e dell’autorevolezza che aveva acquisito all’interno della Diocesi.
Eppure, pensando oggi a don Agostino, accanto agli incarichi, alle celebrazioni e ai tanti anni trascorsi sull’altare, personalmente mi ritorna alla mente soprattutto un’immagine molto più semplice.
Quel giornale comprato ogni mattina a Piazza degli Eroi
Fino a qualche tempo fa mi capitava sovente di incontrare don Agostino la mattina all’edicola Trani, a Piazza degli Eroi.
Era una delle sue abitudini: passava quotidianamente ad acquistare i giornali.
E proprio lì, davanti a quell’edicola, ci incontravamo e ci scambiavamo qualche battuta.
Niente di straordinario. Qualche parola, un commento, una battuta veloce prima di continuare ognuno la propria giornata.
Eppure oggi sono proprio questi piccoli momenti a tornarmi in mente.
Perché spesso ci accorgiamo del valore della normalità soltanto quando quella normalità viene a mancare.
Mi piace ricordarlo così: non soltanto attraverso i titoli e gli incarichi importanti che ha ricoperto nella Chiesa ischitana, ma con il giornale tra le mani, in una mattina qualunque a Piazza degli Eroi.
In fondo anche questo raccontava qualcosa di lui: la curiosità, l’attenzione verso ciò che accadeva intorno, il desiderio di essere informato e di continuare a guardare il mondo e la sua Ischia.
Era uno di quegli incontri ai quali finisci per abituarti. Un volto conosciuto, un saluto, una battuta. Piccole consuetudini che appartengono alla vita di un paese e che, senza quasi rendercene conto, diventano ricordi.
Cinquantasette anni dentro la storia di Ischia
Nel 2019 don Agostino aveva celebrato i cinquant’anni dall’ordinazione sacerdotale. Oggi quel cammino si conclude dopo 57 anni di ministero.
Cinquantasette anni sono difficili persino da raccontare.
Significano generazioni che cambiano, bambini diventati adulti e poi genitori, famiglie accompagnate per decenni, una società profondamente trasformata e una Chiesa anch’essa cambiata nel corso del tempo.
Don Agostino ha attraversato tutto questo rimanendo profondamente legato alla sua Ischia.
E forse è proprio questa la misura più autentica dell’eredità lasciata da un sacerdote: non soltanto gli incarichi che ha ricoperto, ma le persone che lo ricordano.
Oggi saranno tantissime.
Ci sarà chi ricorderà una sua omelia. Chi una confessione. Chi una parola ricevuta in un momento difficile. Chi gli anni trascorsi insieme nella parrocchia di San Pietro. Chi una lezione a scuola. Chi una celebrazione importante della propria famiglia.
E poi ci saranno anche ricordi apparentemente piccoli.
Come il mio.
Una mattina, Piazza degli Eroi, l’edicola Trani, i giornali appena comprati e qualche battuta scambiata prima di proseguire la giornata.
Sono immagini semplici, ma forse sono proprio quelle che ci fanno capire quanto una persona sia stata parte della nostra comunità.
Nella settimana che conduce alla solennità dell’Assunzione, la comunità di San Pietro lo affida alla Madonna con parole che oggi diventano il saluto più bello: «Preghiamo per lui, nella settimana dell’Assunta lo affidiamo alla Mamma Celeste».
Anche Serrara Notizie si unisce al dolore della famiglia, della comunità di San Pietro e dell’intera Diocesi di Ischia.
A noi resta il ricordo.
E da domani, passando davanti a quell’edicola di Piazza degli Eroi, forse per qualcuno mancherà anche qualcosa di apparentemente piccolissimo: vedere don Agostino arrivare per comprare i suoi giornali.
Buon viaggio, don Agostino.
Foto IL DISPARI







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