di Elia Mollo
Mi viene da iniziare questa storia con un detto che tutti conosciamo: “Trovarsi nel posto giusto al momento giusto.”
È il 7 novembre 2003 quando la protagonista di questa vicenda, Dorothy Fletcher, 67 anni, parte dall’Inghilterra diretta in Florida. È emozionata: sta andando al matrimonio della figlia, un giorno che ogni madre sogna di vivere.
Dopo essere arrivata negli Stati Uniti, Dorothy si imbarca sul volo che da Philadelphia la porterà a Orlando. Tutto sembra procedere normalmente, finché, durante il viaggio, avverte un fortissimo dolore al petto che si irradia alla schiena e al braccio. Si sente sempre peggio.
Il primo ad accorgersi che qualcosa non va è il marito, seduto accanto a lei. Senza perdere tempo chiama un’assistente di volo, che lancia il classico annuncio: «C’è un medico a bordo?»
Quello che accade pochi istanti dopo sembra la scena di un film.
Non si alzano uno, due o tre medici, ma quindici. E la coincidenza è ancora più incredibile: non sono specialisti qualsiasi, bensì quindici cardiologi, tutti diretti a Orlando per partecipare a un congresso internazionale di cardiologia.
I medici intervengono immediatamente. Alcuni si occupano direttamente di Dorothy, mentre gli altri restano a disposizione in caso di necessità. In pochi minuti l’aereo si trasforma in un piccolo ospedale volante: le somministrano ossigeno, le praticano una flebo, controllano costantemente pressione e parametri vitali, coordinandosi come una vera équipe medica.
Compresa la gravità della situazione, il comandante decide di effettuare un atterraggio d’emergenza a Charlotte, nel North Carolina, dove un’ambulanza è già pronta ad attendere la passeggera sulla pista.
Dorothy viene ricoverata d’urgenza. Trascorre due giorni in terapia intensiva e altri tre in ospedale. Grazie alle cure ricevute, riesce a riprendersi e, pochi giorni dopo, può finalmente salire su un altro aereo per raggiungere la figlia e assistere al suo matrimonio.
Ma c’è un particolare che rende questa storia ancora più speciale.
Dorothy Fletcher non ha mai conosciuto i nomi dei quindici cardiologi che le salvarono la vita. Terminato il loro intervento, i medici tornarono semplicemente ai loro posti e, una volta atterrati a Orlando, proseguirono il viaggio come tutti gli altri passeggeri, senza cercare riconoscimenti o ringraziamenti.
Anni dopo, Dorothy raccontò che avrebbe tanto voluto poter stringere loro la mano almeno una volta, dire un semplice “grazie”, ma non conobbe mai nemmeno uno dei loro nomi.
Forse è proprio questo l’aspetto più bello della vicenda. Non solo una straordinaria coincidenza, ma un esempio di altruismo autentico. Quindici professionisti che, senza conoscersi tra loro e senza aspettarsi nulla in cambio, misero le proprie competenze al servizio di una sconosciuta.
A volte gli eroi non indossano mantelli. Indossano un camice, salgono su un aereo come qualsiasi altro passeggero e, nel momento del bisogno, fanno semplicemente ciò che ritengono giusto. Ed è proprio questo a rendere il loro gesto indimenticabile.







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