di Luigi Schiano

Il 12 agosto, con la memoria liturgica propria, Ischia Cattolica venera Sant’Emidio, Vescovo e Martire, protettore contro i terremoti, in modo particolare nella Basilica di Santa Maria Maddalena a Casamicciola.

Chi era Sant’Emidio?

Emidio di Ascoli (Treviri, 273 – Ascoli Piceno, 5 agosto 303 o 309) è stato un Vescovo romano, venerato come martire cefaloforo dalla Chiesa cattolica; è il santo patrono della città e della Diocesi di Ascoli Piceno e delle cittadine di Leporano e Cerro al Volturno, protettore contro il terremoto.

Nacque a Treviri nel 273 da una nobile famiglia pagana. Sui primi anni della sua vita fonti e tradizioni sono assai povere e divergono: le due ipotesi più probabili vedono Emidio dedicato allo studio delle arti liberali oppure arruolato nelle milizie romane.

La sua conversione al Cristianesimo (290?) avvenne grazie alla predicazione dei santi Nazario e Celso: diventò catecumeno, fu battezzato e si dedicò allo studio delle Sacre Scritture. Entrato in conflitto con la famiglia, che tentò in tutti i modi di ricondurlo al paganesimo, partì per l’Italia insieme ai tre amici Euplo, Germano e Valentino (cui viene attribuita la prima agiografia del santo).

Giunto a Milano, fu consacrato sacerdote (296?) dal vescovo Materno e stette per tre anni all’oratorio di San Nazario. In questo periodo la sua attività di predicatore fu particolarmente feconda ed ebbe come risultato la conversione di molti dei suoi ascoltatori.

A causa della persecuzione di Diocleziano dovette fuggire a Roma, dove trovò rifugio presso un certo Graziano. Qui gli vennero attribuite molte guarigioni miracolose (tra cui quella della figlia paralitica dello stesso Graziano), tanto che il popolo lo credette la reincarnazione del dio Esculapio.

La fama del sacerdote ben presto destò l’interesse di Papa Marcellino (secondo un’altra versione si trattò invece del suo successore Marcello, ma le date non corrispondono, dato che quest’ultimo fu eletto nel novembre 306), che ordinò Emidio vescovo di Ascoli, ed Euplo diacono, e affidò loro la difficile missione di diffondere il Cristianesimo nell’importante centro Piceno, ancora quasi completamente pagano.

Durante il viaggio Emidio si fermò a evangelizzare i centri di Pitino, L’Aquila e Teramo, e infine giunse ad Ascoli (300?).

Ad Ascoli era prefetto Polimio, autore di dure repressioni contro i cristiani, che ordinò subito a Emidio di non predicare la Buona Novella, ordine che fu completamente ignorato. Anche ad Ascoli Emidio si prodigò nella guarigione dei malati, cosa che gli consentì di convertire un gran numero di ascolani.

Polimio lo credette la reincarnazione del dio Esculapio e gli chiese di offrire sacrifici agli dèi, promettendogli in matrimonio Polisia, sua figlia. Il Santo non solo rifiutò di offrire sacrifici agli dèi, ma addirittura convertì Polisia alla fede cristiana e la battezzò nelle acque del fiume Tronto.

Polimio, avvertito di questo, ordinò l’arresto di Emidio e lo condannò alla pena capitale. Il vescovo non si nascose e fu decapitato (303 sotto Papa Marcellino o, secondo un’altra tradizione, 309 sotto Papa Eusebio), mentre Polisia, fatta ricercare dal padre, fuggì sul monte Ascensione e scomparve in un crepaccio, nei pressi del quale in seguito nacque il paese di Polesio.

Protettore contro i terremoti

Impotenti di fronte ai disastrosi effetti dei terremoti, per difendersene gli uomini invocano da secoli la protezione di Sant’Emidio, vescovo di Ascoli e martire per la fede cristiana, vissuto nel III secolo.

Rispetto all’epoca della sua vita, la ragione della speciale fiducia nutrita nel Santo dai fedeli ha origini molto più tarde ed è legata alla serie di violente scosse telluriche che sconvolse l’Italia centrale, e in particolare il territorio marchigiano, nel 1703.

In quel terribile frangente Ascoli fu in larga misura risparmiata da lutti e distruzioni e i suoi abitanti non esitarono a riconoscere nel patrono della città l’artefice della loro salvezza, che si estese anche ai concittadini sorpresi dalla catastrofe nelle località più colpite.

Nelle opere d’arte che ritraggono il Santo sono spesso raffigurati sia la calamità nel suo verificarsi, sia i suoi effetti distruttivi e, se le attestazioni figurative della devozione nei suoi confronti sono numerose soprattutto nelle regioni dell’Italia centrale, anche in Friuli non mancano dipinti che ne celebrano la fama di protettore.

Il culto di Sant’Emidio a Ischia

Nella Diocesi di Ischia il culto di Sant’Emidio si è diffuso a causa dei vari terremoti che, durante i secoli scorsi, hanno interessato l’isola. I terremoti di Casamicciola del 1881 e del 1883 hanno seminato distruzione e morte a Casamicciola e in tutta l’isola, soprattutto il terribile sisma del 28 luglio 1883.

La Diocesi ha stabilito che la sua memoria si celebri a livello diocesano il 12 agosto, mentre la Chiesa cattolica lo celebra il 5 agosto, giorno del suo Dies Natalis.

A Casamicciola il culto di Sant’Emidio è vivo e radicato, questo grazie anche all’opera del Canonico Don Antonio Schiano, già parroco di Santa Maria Maddalena fino al 1967, di venerata e grata memoria.

Nella Basilica di Santa Maria Maddalena è presente, in una teca lignea, la graziosa immagine di Sant’Emidio in atteggiamento benedicente che il Can. Schiano commissionò per la Basilica, e una sua reliquia, con cui viene benedetto il paese in questo giorno, nel quale la Diocesi di Ischia guarda a questo Santo Vescovo.

A causa della sua natura vulcanica, l’isola è spesso soggetta ad eventi tellurici. Chiediamo la protezione di Sant’Emidio affinché allontani il flagello del terremoto che porta distruzione e morte.

Sia Lui il potente intercessore presso Dio: dal flagello del terremoto liberaci, Signore!

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