Torna l’appuntamento con “L’Isola dei Racconti”, la rubrica curata da Gerardina Di Massa che, attraverso storie, personaggi e ricordi, ci accompagna alla scoperta di un’Ischia fatta di luoghi, sentimenti e atmosfere che appartengono alla memoria della nostra terra.
In questa seconda puntata ritroviamo il piccolo Enzo e suo nonno Geppino. Fuori c’è un’Ischia invernale, battuta dal vento gelido, mentre dentro casa il calore di un bicchiere di latte e il rapporto speciale tra nonno e nipote fanno da cornice a qualcosa di misterioso.
di Gerardina Di Massa
Era una giornata tempestosa. Ad Ischia soffiava un vento gelido, di quelli che tagliano il viso. Si muoveva ogni cosa, persino gli uccellini sembravano non essere in equilibrio tra una folata e l’altra.
Enzo, come sempre, andò a trovare il nonno; tutto bardato, con cappello e sciarpa, si avviò verso l’abitazione. Lungo la strada non incontrò nessuno, vedeva solo qualche camino fumare… Ad Ischia non fa mai troppo freddo, ma ci sono delle giornate invernali particolarmente uggiose.
Enzo arrivò a casa del nonno. C’era della legna sistemata fuori al pollaio e un cesto di paglia poggiato sul tavolo di pietra. Il bambino, curioso come non mai, si alzò sulla punta dei piedi per vedere cosa ci fosse all’interno. Erano funghi. Il nonno ne aveva trovati tanti, tutti belli e grandi.
Il piccolo bussò alla porta, ma non rispose nessuno. Pensò che il nonno stesse dormendo; capitava di tanto in tanto che si addormentasse davanti al braciere acceso. Allora bussò più forte, ma niente. Aprì la porta piano piano e dentro non c’era nessuno. Il nonno non era a casa.
Ad Enzo sembrò molto strano. Dov’era andato il nonno con quel freddo? Perché era uscito?
Il signor Geppino, così si chiamava, non aveva molti amici. Aveva un carattere un po’ particolare, di quelli che o si amano o si odiano, per i quali non ci sono mezze misure. Qualcuno lo reputava burbero, qualcun altro invece semplicemente lo evitava, altri ancora era lui stesso a non considerarli. Era poco abituato ai rapporti interpersonali. Dopo la morte della moglie si era chiuso in una corazza, rigida e spessa, difficile da rompere.
L’unico che riusciva a capirlo un pochino era Enzo, quel tenero quanto vivace bambino dai capelli rossi, suo nipote.
Ed era riuscito ad entrare nel cuore del nonno, con quel suo carattere repentino e curioso. Era uguale alla sua nonna, la donna che nonno Geppino amava più della sua vita.
Quella donna che gli era stata portata via, portando con sé una parte del suo cuore.
Mentre Enzo era seduto sul letto del nonno, caldo e comodo, vide la porta aprirsi. Era lui. Finalmente era tornato.
Enzo si alzò di scatto e corse ad abbracciarlo, nonostante sapesse che il nonno non amava gli abbracci.
«Dove sei stato, nonno?» chiese il bimbo.
Il nonno non rispose. Taciturno come sempre. Il suo sguardo sembrava preoccupato.
Era successo qualcosa, qualche altra cosa, e Geppino era evidentemente scosso.
«Vieni qua, Enzuccio, beviamo un po’ di latte caldo.»
Enzo si sedette accanto al nonno. Quel latte aveva un sapore squisito, sapeva di infanzia felice, d’amore, era puro e genuino come la curiosità di Enzo.
Mentre sorseggiavano il latte, Geppino guardò Enzo e gli accarezzò il viso. Bastava una mano sola, era talmente grande che riusciva a coprire tutto il viso del bambino.
«Enzù, il nonno deve portarti in un posto, ma non posso dirti dove. Lo vedrai quando arriveremo là. Ma non devi dire niente a mamma. Va bene?»
«Sì, nonno. Va bene, stai tranquillo. Però non oggi, perché fa freddo e mi congelo tutto.»







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