La visita dell’onorevole Francesco Emilio Borrelli a Sant’Angelo riporta alla mente una relazione del 1882 del senatore Fedele De Siervo sull’Isola d’Ischia. Cambiano i tempi, cambiano gli strumenti, ma alcune domande sembrano essere rimaste le stesse. E oggi, accanto alla denuncia, dalla politica ci aspettiamo soprattutto risposte.

di Elia Mollo

La visita di questa mattina dell’Onorevole Francesco Emilio Borrelli tra Cava Grado e Sant’Angelo ha inevitabilmente acceso i riflettori su un tema che, soprattutto nel pieno della stagione estiva, torna puntualmente al centro del dibattito: quello delle spiagge, delle concessioni e degli spazi destinati alla libera fruizione del mare.

Borrelli è ormai conosciuto ben oltre i confini della Campania per il suo modo di raccontare il territorio. Smartphone alla mano, dirette social e toni spesso duri, porta davanti a migliaia di persone ciò che ritiene non funzioni a Napoli e nella sua provincia. Abusi, degrado, occupazioni, comportamenti scorretti: le sue dirette sono diventate una sorta di lente d’ingrandimento permanente sulle tante storture della nostra quotidianità.

Quella di oggi a Sant’Angelo, a dire il vero, è stata forse meno agguerrita rispetto ad altre visite alle quali ci ha abituati.

Eppure, guardando quelle immagini, il pensiero è corso molto più indietro nel tempo.

Un “Borrelli” dell’Ottocento, ma senza social

Qualche tempo fa mi capitò tra le mani un interessante opuscolo realizzato dall’Istituto Comprensivo “Anna Baldino” di Barano d’Ischia, nel quale veniva raccontata la vita sulla nostra isola oltre un secolo fa.

Tra quelle pagine trovava spazio un documento particolarmente interessante: la relazione del Senatore Commendatore Fedele De Siervo, commissario per la terza circoscrizione della grande Inchiesta agraria e sulle condizioni della classe agricola, che comprendeva le province di Avellino, Benevento, Caserta, Napoli e Salerno.

Era il 1882.

Niente Facebook, niente smartphone, niente dirette. Eppure anche De Siervo attraversava e osservava un territorio cercando di raccontarne condizioni, contraddizioni, abitudini e problemi.

E quando il senatore arrivò a parlare dell’Isola d’Ischia, alcune delle sue parole furono particolarmente severe.

Scriveva De Siervo, riferendosi alla presenza dei forestieri richiamati dalle acque termo-minerali e alle opportunità economiche che ne derivavano:

«I guadagni facili ed anche un poco illeciti che si conseguono in pochi mesi, […] ne guasta il morale, la rende amica dell’ozio, ne aguzza la cupidigia e la fa all’occasione sempre più profittante».

Parole dell’Ottocento che, lette oggi, potrebbero quasi sembrare il commento sotto una moderna diretta social.

Cambiano le epoche, cambiano i mezzi, cambiano gli uomini. Ma la tentazione di individuare nel “profittante” il simbolo di ciò che non funziona sembra attraversare indenne quasi un secolo e mezzo di storia.

C’è però una differenza fondamentale.

L’Ischia di oggi non è quella osservata da De Siervo.

Questa terra, con tutti i suoi difetti e tutte le sue contraddizioni, è stata costruita, mantenuta e trasformata soprattutto dagli isolani. Da generazioni di uomini e donne che hanno lavorato, investito, rischiato e spesso sopperito con le proprie forze a carenze infrastrutturali e istituzionali che un’isola paga più di qualsiasi altro territorio.

Ed è proprio da qui che bisogna partire per leggere ciò che è accaduto oggi a Sant’Angelo.

I lettini sulla banchina e quella spiaggia che non c’è più

Durante il sopralluogo, Borrelli si è soffermato anche sulla presenza di lettini sistemati su una banchina, mostrando perplessità per quella che appariva come un’occupazione di un tratto destinato al passaggio.

A rispondergli è stata la Sig.ra Giovanna, storica titolare dello stabilimento, facendo presente un particolare tutt’altro che secondario: lì, un tempo, c’era la spiaggia.

C’era sabbia. E ce n’era tanta.

Oggi quella spiaggia, in quel punto, non c’è praticamente più. È rimasta la banchina.

Ed è forse proprio questa immagine a raccontare meglio di tante polemiche il vero problema.

Perché possiamo discutere per ore di quanti lettini siano presenti, di quanti metri siano concessi ai privati e di quanti debbano rimanere alla libera fruizione. Ed è giusto che si controlli: le concessioni devono essere rispettate, il demanio deve essere tutelato e il diritto di tutti ad accedere al mare deve essere garantito.

Ma se nel frattempo la spiaggia scompare, finiamo per dividerci uno spazio che diventa ogni anno più piccolo.

Ed è qui che la questione cambia completamente prospettiva.

Se la spiaggia scompare, chi la restituisce ai cittadini?

Il problema delle nostre coste non può essere affrontato esclusivamente contando ombrelloni e lettini.

Bisogna chiedersi perché alcuni arenili si siano progressivamente ridotti, quali fenomeni erosivi siano in atto, quali interventi di difesa della costa siano possibili e soprattutto chi debba finanziarli.

Perché difendere una spiaggia significa difendere contemporaneamente ambiente, paesaggio, economia e diritto alla libera balneazione.

Allo stesso modo bisogna avere il coraggio di affrontare un’altra questione.

Se i Comuni concedono porzioni importanti degli arenili ai privati, è certamente necessario verificare che tutto avvenga nel rispetto delle norme. Ma bisogna anche chiedersi quali risorse abbiano realmente i piccoli Comuni per mantenere, pulire, sorvegliare e rendere accessibili le spiagge pubbliche.

Borrelli stesso, nella denuncia seguita al sopralluogo odierno, ha posto una questione interessante: perché non utilizzare almeno una parte delle risorse generate dalle concessioni per garantire spiagge libere realmente fruibili, dotate di servizi essenziali e accessibili anche ad anziani, bambini e persone con disabilità?

Ecco: questa è già una domanda che dalla denuncia conduce verso la politica.

“Sgamare” non basta

Ed è precisamente qui che vorremmo arrivare.

Ben vengano i controlli.

Ben vengano le telecamere.

Ben vengano anche le dirette social, se servono a portare alla luce situazioni che meritano attenzione.

In termini molto popolari: va bene “sgamare” la marachella, l’abuso e ogni moderno “profittante”, per utilizzare proprio il termine che De Siervo adoperava nel lontano 1882.

Ma poi?

Francesco Emilio Borrelli oggi non è soltanto un attivista con uno smartphone. È un deputato della Repubblica, eletto nelle istituzioni e componente, tra le altre, della Commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera.

Ed è proprio per questo che dalla sua visita a Ischia e in particolar modo a Sant’Angelo ci aspettiamo, qualcosa in più di una diretta Facebook.

Ci aspettiamo che ciò che oggi è stato documentato sull’isola arrivi, a settembre, nei luoghi dove la politica può trasformare una denuncia in una proposta.

Perché se le spiagge stanno scomparendo servono programmi seri di difesa e recupero della costa.

Se i Comuni non hanno risorse sufficienti per mantenere gli arenili pubblici, bisogna trovare strumenti economici che permettano loro di farlo.

Se esiste uno squilibrio tra concessioni private e spiagge libere, occorre costruire norme capaci di garantire davvero entrambi gli interessi: quello dell’economia turistica e quello sacrosanto del libero accesso al mare.

E se la tutela ambientale rende complessi determinati interventi sulla costa, bisogna trovare un punto di equilibrio tra la protezione dell’ambiente e la necessità altrettanto importante di impedire che quello stesso ambiente venga progressivamente cancellato dall’erosione.

Da Sant’Angelo a Montecitorio

Quasi centocinquant’anni fa Fedele De Siervo osservava Ischia e ne raccontava al Regno d’Italia vizi, virtù e contraddizioni.

Oggi Francesco Emilio Borrelli percorre le nostre strade e le nostre spiagge con uno smartphone e racconta quelle che ritiene essere le storture del territorio a una platea immensamente più grande e immediata.

In fondo, con strumenti completamente diversi, fanno qualcosa di sorprendentemente simile: osservano, denunciano e costringono una comunità a guardarsi allo specchio.

Ma oggi abbiamo qualcosa che nel 1882 non esisteva nelle forme della nostra democrazia contemporanea: istituzioni repubblicane nelle quali un rappresentante eletto può trasformare ciò che vede sul territorio in interrogazioni, proposte, emendamenti e iniziative legislative.

Ed è questo il seguito che vorremmo vedere.

Non chiediamo a Borrelli di smettere di denunciare. Al contrario.

Gli chiediamo di non fermarsi alla denuncia.

Perché Sant’Angelo ma più in generale la nostra Isola non ha bisogno soltanto che qualcuno mostri dove sono sistemati i lettini. Ha bisogno che qualcuno si chieda anche dove sia finita la spiaggia sulla quale quei lettini, un tempo, venivano sistemati.

E soprattutto cosa possiamo fare per riaverla.

La politica, quella vera, comincia esattamente un secondo dopo che termina una diretta social.

E allora l’auspicio è semplice: che le immagini registrate oggi a Sant’Angelo non rimangano archiviate in qualche server insieme alle migliaia di altre dirette destinate a essere dimenticate nel giro di pochi giorni.

Che arrivino invece a Roma.

Che diventino domande, proposte, risorse e, quando necessario, leggi.

A difesa del territorio, certamente.

Ma anche a difesa di quei cittadini che quel territorio lo abitano tutto l’anno, lo custodiscono, ci lavorano, crescono le proprie famiglie e, tra mille difficoltà, continuano ogni giorno a tenere in piedi un pezzo di questa nostra Repubblica.

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