Giovannangelo De Angelis, presidente dell’Associazione PIDA, interviene sulle dichiarazioni del Commissario straordinario e sui compensi dei professionisti: «Le regole si costruiscano sui parametri e sul confronto con gli Ordini». Chiesta una presa di posizione all’Ordine degli Architetti di Napoli e al Consiglio Nazionale
dalla radiazione
Si accende il confronto intorno all’ordinanza n. 43 e, in particolare, alla questione dei compensi riconosciuti ai professionisti impegnati nella ricostruzione privata dell’isola d’Ischia.
A intervenire è Giovannangelo De Angelis, architetto e presidente dell’Associazione PIDA – Premio Internazionale Ischia di Architettura, che attraverso un articolato comunicato stampa replica alle recenti dichiarazioni del Commissario straordinario Marcello Giuseppe Feola.
Al centro della presa di posizione ci sono soprattutto le espressioni utilizzate dal Commissario parlando dei compensi professionali, definiti in alcuni casi vicini al 20%, e i riferimenti alla «vittoria alla lotteria», al «palo della cuccagna» e al rischio per i cittadini di finire nel «reticolo degli interessi della casta dei tecnici».
Parole che De Angelis considera particolarmente pesanti nei confronti di una categoria che, sottolinea, da anni opera al fianco dei cittadini, delle imprese e delle amministrazioni nella complessa ricostruzione post-sisma.
«Il confronto va fatto sui numeri»
La replica del presidente PIDA parte dai parametri utilizzati per determinare i compensi professionali.
De Angelis richiama il DM Giustizia 140/2012 e l’esperienza della ricostruzione del Centro Italia successiva al sisma del 2016, evidenziando come la determinazione del compenso professionale non possa essere ricondotta semplicemente a una percentuale fissa sul valore dell’intervento.
Il sistema, ricorda, prende infatti in considerazione diversi elementi: valore economico dell’opera, complessità dell’intervento e soprattutto le singole prestazioni effettivamente svolte dal professionista.
Nel comunicato viene richiamata la formula CP = V × P × G × ΣQ, attraverso la quale il compenso viene parametrato alle caratteristiche dell’opera e alle attività concretamente eseguite.
Secondo De Angelis, è proprio questo il punto sul quale dovrebbe svilupparsi il confronto: per attività più limitate, come quelle necessarie alla determinazione dell’indennizzo sostitutivo, è ragionevole prevedere un compenso inferiore rispetto a quello riconosciuto per una progettazione completa, ma tale importo dovrebbe essere determinato attraverso criteri tecnici e prestazioni effettivamente rese.
Il richiamo ai controlli della Struttura commissariale
Nel documento viene sollevata anche un’altra questione.
De Angelis ricorda infatti che le pratiche della ricostruzione e i relativi compensi professionali vengono sottoposti al vaglio della Struttura commissariale prima della liquidazione.
Da qui l’interrogativo posto dal presidente PIDA: qualora nel corso degli anni fossero stati effettivamente riconosciuti compensi ritenuti sproporzionati o non conformi, il sistema dei controlli avrebbe dovuto consentire di individuarli e correggerli.
Per questo, secondo De Angelis, occorre evitare una rappresentazione generalizzata del mondo delle professioni come responsabile di un sistema privo di controlli, distinguendo invece eventuali singole situazioni irregolari dall’attività svolta dalla maggioranza dei tecnici.
Il richiamo alla legge sull’equo compenso
Altro elemento richiamato nel comunicato è la legge 21 aprile 2023, n. 49 sull’equo compenso, che ha introdotto specifiche garanzie per la proporzionalità dei compensi professionali rispetto alla quantità e alla qualità delle prestazioni svolte.
Secondo il presidente PIDA, l’ipotesi di ricondurre allo 0,5–1,5% i compensi relativi alle procedure di indennizzo sostitutivo dovrebbe quindi essere accompagnata da una valutazione tecnica puntuale delle attività necessarie.
Tra queste vengono ricordate la perizia di stima, le verifiche catastali, le valutazioni dei valori immobiliari e, soprattutto, le responsabilità assunte dal professionista con la sottoscrizione degli elaborati.
Il punto, per De Angelis, non è sostenere che debba necessariamente essere riconosciuto un compenso più elevato, ma stabilire attraverso parametri oggettivi quale sia il corrispettivo congruo per le prestazioni realmente richieste.
PIDA: «I tecnici sono parte della ricostruzione»
Il comunicato allarga poi il ragionamento al ruolo svolto dai professionisti nella ricostruzione dell’isola.
Operare su un territorio come Ischia, viene sottolineato, significa confrontarsi contemporaneamente con normativa antisismica, vincoli paesaggistici, problematiche urbanistiche e catastali, fragilità idrogeologica e responsabilità civili e penali.
Un’attività che, secondo PIDA, non può essere ridotta esclusivamente a una voce di costo.
De Angelis richiama in questo senso anche l’esperienza maturata dall’associazione in quasi vent’anni di attività attraverso workshop, collaborazioni istituzionali e iniziative dedicate all’architettura e alla trasformazione del territorio isolano.
Da qui la preoccupazione che una rappresentazione indistinta e negativa della categoria possa finire per delegittimare anche quei professionisti che stanno lavorando con serietà alla ricostruzione.
Chiesto l’intervento degli Ordini professionali
La presa di posizione non resterà soltanto sul piano del dibattito pubblico.
De Angelis rende infatti noto di aver chiesto formalmente all’Ordine degli Architetti di Napoli e al Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di intervenire pubblicamente sui contenuti dell’ordinanza 43 relativi ai compensi professionali.
L’obiettivo è portare nel confronto con la Struttura commissariale una posizione istituzionale della categoria.
La proposta: un tavolo tra Commissario e professionisti
PIDA, tuttavia, non si limita alla contestazione e avanza una proposta concreta: aprire un tavolo tecnico tra la Struttura commissariale e gli Ordini professionali di Architetti, Ingegneri, Geometri e Geologi.
Un confronto nel quale individuare, per ciascuna tipologia di prestazione – compreso l’indennizzo sostitutivo – criteri trasparenti e verificabili per la determinazione dei compensi.
De Angelis precisa inoltre che nessuno intende difendere eventuali comportamenti scorretti. Qualora emergessero compensi o provvigioni effettivamente sproporzionati, questi dovrebbero essere accertati e sanzionati.
La richiesta è però quella di evitare generalizzazioni e di costruire le nuove regole attraverso parametri tecnici e un confronto istituzionale.
«Ischia ha bisogno che la ricostruzione proceda, e i tecnici ne sono parte necessaria, non un ostacolo da delegittimare davanti ai cittadini», è uno dei passaggi conclusivi della presa di posizione.
Il confronto sull’ordinanza 43, dunque, è ormai aperto. Da una parte la volontà della Struttura commissariale di intervenire sui costi e sulle modalità della ricostruzione privata; dall’altra la richiesta dei professionisti di evitare percentuali e giudizi generalizzati e di riportare la discussione sul terreno dei parametri, delle prestazioni effettivamente svolte e dell’equo compenso.
Una contrapposizione che potrebbe ora trovare proprio nel confronto con gli Ordini professionali il terreno sul quale passare dalle dichiarazioni pubbliche alla definizione di regole condivise.







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