rubrica a cura di Antonietta Manzi
Nelle infinite letture possibili del mito di Ulisse e del suo viaggio, uno sguardo interessante è quello che pone la chiave negli incontri e nelle relazioni che l’eroe coltiva nel suo cammino: legami più o meno duraturi che ci parlano del senso dell’amicizia, dell’ospitalità, dell’eros e della nostalgia. Ulisse nel suo peregrinare è solo, ma allo stesso tempo è forte degli insegnamenti che trae dai legami che crea, che non lo tengono prigioniero ma lo aiutano a essere libero. Come nel nodo magico che gli ha insegnato Circe, un vincolo complesso e colorato, che tiene insieme ciò che è prezioso senza schiacciarlo.
“Quando leggiamo le donne di Omero, cieco per tradizione, ci sentiamo lette dalla sua vista capace di introspezione, come sapesse che ognuna di noi esiste solo all’interno di se stessa e volesse dirci che per vedere a volte è necessario chiudere gli occhi. Ha composto per noi un’enciclopedia della nostra femminilità, in tutte quelle sfumature che ci rendono complete. Certo, noi siamo pronte a riconoscerle solo quando siamo pronte a costruire un equilibrio tra tutte le donne di cui siamo fatte, senza soffocarne nessuna. Solo allora riusciamo a rispecchiarci nella solarità di Nausicaa o nella seduttività di Calipso fino a innamorarci del nodo magico di Circe, sognando di diventare un po’ maghe, autonome e sempre aperte al cambiamento come lei, e come lei desiderose di veder crescere e cambiare chi amiamo già e chi ameremo. E infine capaci di mettere in campo la risolutezza, l’intelligenza di libertà di Penelope.“
Cristina Dell’Acqua, Il nodo magico, Mondadori 2026, 11.50 euro


Il libro è disponibile presso “IMAGAENARIA – LIBRERIA E CASA






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