di Camillo Buono
Domani ricomincia la scuola.
E come ogni anno vedremo fotografie davanti ai cancelli, grembiuli nuovi, zaini ancora perfettamente ordinati, bambini emozionati, ragazzi che si ritroveranno dopo l’estate e genitori che accompagneranno i propri figli verso un altro pezzo della loro vita.
Ma questa volta non voglio parlare del primo giorno di scuola.
Voglio parlare di quello che non si vede.
Perché dietro ogni zaino portato sulle spalle da un bambino o da un ragazzo c’è quasi sempre un altro peso, molto più grande, portato sulle spalle di una famiglia.
Ci sono libri da comprare, quaderni, materiale scolastico, abbigliamento, trasporti, mense, attività, computer, tablet, corsi e mille altre necessità che oggi sembrano indispensabili per permettere a un figlio di non sentirsi diverso dagli altri.
E non tutte le famiglie partono dallo stesso punto.
Per alcune queste spese rappresentano una voce del bilancio familiare. Per altre significano rinunciare a qualcosa. Rimandare un acquisto, fare qualche ora di lavoro in più, rinunciare a una cena fuori, a un vestito, a un piccolo desiderio personale.
Sono sacrifici che spesso i figli neppure conoscono.
Ed è giusto che sia così.
Perché probabilmente il desiderio più grande di ogni genitore è proprio quello di riuscire a nascondere ai propri figli il peso dei sacrifici necessari per permettere loro di crescere serenamente.
Dietro quel grembiule nuovo, dietro quelle scarpe, dietro un libro appena comprato o un abbonamento dell’autobus c’è molto più del loro prezzo.
C’è il lavoro di una madre e di un padre. C’è il loro tempo. Ci sono le loro rinunce. E soprattutto c’è una speranza.
La speranza che i propri figli possano avere qualche opportunità in più.
Ed è proprio questa la parola sulla quale dovremmo soffermarci quando parliamo di scuola: opportunità.
La scuola non è soltanto il luogo nel quale impariamo una formula matematica, una data di storia o una regola grammaticale.
La scuola è uno dei pochi luoghi della vita nel quale possiamo costruire gli strumenti che, un giorno, ci permetteranno di scegliere.
E non importa se quel bambino diventerà un medico, un ingegnere, un insegnante, un falegname, un pescatore, un cuoco, un artigiano o qualsiasi altra cosa desidererà essere.
Perché non esistono lavori che rendono una persona migliore di un’altra.
Esistono persone che hanno imparato a fare bene ciò che fanno.
E soprattutto esistono uomini e donne che hanno avuto la possibilità di conoscere.
Perché la cultura non appartiene a una professione.
Un bravo falegname può amare la storia. Un pescatore può leggere un romanzo. Un medico può appassionarsi alla filosofia. Un operaio può conoscere l’arte. Un ingegnere può innamorarsi della musica.
La conoscenza non serve soltanto per trovare un lavoro.
Serve per essere liberi.
Liberi di comprendere ciò che accade intorno a noi. Liberi di non credere a tutto quello che ci viene raccontato. Liberi di avere un’opinione nostra. Liberi di cambiare idea. Liberi di scegliere.
Ed è forse questo il patrimonio più grande che la scuola può consegnarci.
Il sapere.
Tutto il resto, nella vita, può cambiare.
Possiamo perdere un lavoro e trovarne un altro. Possiamo cambiare città, casa, mestiere. Possiamo attraversare momenti nei quali avremo molto e altri nei quali avremo poco.
Ma ciò che abbiamo imparato resta dentro di noi.
Nessuno potrà mai portarci via un libro che abbiamo davvero compreso, una lezione che ci ha cambiato, una curiosità che qualcuno ha saputo accendere nella nostra testa.
E allora vorrei dire una cosa soprattutto ai ragazzi.
Non abbiate fretta.
Viviamo in una società che sembra avere trasformato la vita in una gara.
A vent’anni devi aver fatto questo. A trenta devi essere arrivato lì. A quaranta dovresti aver raggiunto quell’altro traguardo.
Ma la vita non funziona così.
C’è chi trova la propria strada prestissimo e chi la trova molti anni dopo. C’è chi consegue una laurea a ventitré anni e chi torna sui libri a quaranta, cinquanta o sessant’anni. C’è chi raggiunge grandi responsabilità molto giovane e chi realizza il sogno della propria vita quando gli altri pensavano fosse ormai troppo tardi.
Il sapere non ha una data di scadenza. E lo studio non dovrebbe mai avere un limite d’età.
Se siete in ritardo rispetto a qualcuno, non significa necessariamente che siete in ritardo rispetto alla vostra vita.
Continuate.
Studiate.
Imparate.
Siate curiosi.
Fate domande.
E soprattutto non vergognatevi mai di dire: questa cosa non la so.
Perché spesso è proprio da quelle cinque parole che comincia la conoscenza.
Ma c’è un’ultima cosa che vorrei chiedere ai ragazzi che in questi giorni torneranno tra i banchi.
Quando indosserete il vostro zaino e uscirete di casa, qualche volta voltatevi.
Guardate vostra madre, vostro padre, i vostri nonni o chiunque stia facendo sacrifici per permettervi di studiare.
Forse non vi racconteranno mai tutto.
Non vi diranno quante volte hanno fatto i conti prima di comprare qualcosa. Quante preoccupazioni hanno nascosto dietro un sorriso. Quante volte hanno pensato al vostro futuro mentre voi, giustamente, pensavate semplicemente a essere ragazzi.
Non dovete sentirvi in debito con loro.
Dovete fare qualcosa di molto più semplice.
Dare valore all’opportunità che stanno cercando di offrirvi.
E godetevi anche questi anni.
Sì, godeteveli.
Perché oggi magari vi lamenterete della sveglia, dei compiti, dell’interrogazione del giorno dopo, del professore troppo severo o di quella materia che proprio non riuscite a sopportare.
Ma arriverà un giorno nel quale dareste qualsiasi cosa per tornare, anche soltanto per qualche ora, in quella classe.
Per rivedere quel banco.
Per sentire quella campanella.
Per ridere ancora con quel compagno che la vita magari avrà portato lontano.
Per avere nuovamente davanti a voi tutto quel tempo che oggi vi sembra infinito.
Quei giorni non torneranno più.
Per questo, mentre ricomincia un altro anno scolastico, il mio augurio non è soltanto quello di prendere bei voti.
Vi auguro di imparare.
Vi auguro di sbagliare e avere il coraggio di riprovare.
Vi auguro di incontrare almeno un insegnante capace di lasciarvi qualcosa che ricorderete per tutta la vita.
Vi auguro di capire che la cultura non è un pezzo di carta da appendere a una parete, ma uno degli strumenti più potenti che possiate portare con voi.
E vi auguro, soprattutto, di comprendere un giorno il valore di tutti quei piccoli e grandi sacrifici che qualcuno ha fatto perché voi poteste sedervi davanti a un banco con la serenità di pensare soltanto al vostro futuro.
Perché dietro ogni zaino c’è una famiglia.
Dietro ogni sacrificio c’è una speranza.
E dietro ogni ragazzo che studia c’è un futuro che ancora nessuno può conoscere, ma che proprio attraverso la conoscenza può diventare un po’ più libero da scegliere.
Buon anno scolastico a tutti.
E qualunque sia la vostra età, non smettete mai di studiare.
Mai.






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