di Elia Mollo
Navigando su Internet si leggono tantissime storie, ma ce ne sono alcune che ti lasciano davvero incredulo. Il primo pensiero è: «Possibile che sia successo davvero?» È quello che mi sono chiesta leggendo la storia che vi racconto oggi. È accaduta in Argentina e tutto è cominciato con un piccolo barboncino.
Era il 21 ottobre 1988, nel quartiere Caballito di Buenos Aires. Cachy, questo era il suo nome, si trovava sul balcone di un appartamento al tredicesimo piano quando cadde nel vuoto.
Proprio in quel momento, sul marciapiede sottostante, camminava Marta Espina, una donna di 75 anni che era uscita a fare la spesa. Il barboncino la colpì e l’impatto fu così violento che entrambi persero la vita.
Già questo basterebbe a rendere la storia terribile. Ma, purtroppo, non finì lì.
Poco dopo, Edith Solá, una donna che si trovava dall’altra parte dell’avenida Rivadavia, attraversò la strada nei pressi del luogo dell’incidente. Fu investita da un autobus della linea 55 e anche per lei non ci fu nulla da fare.
Tra le persone che avevano assistito a quella successione di eventi c’era anche un uomo. A un certo punto si sentì male: fu soccorso e portato via in ambulanza, ma morì durante il tragitto verso l’ospedale a causa di una crisi cardiaca.
In pochissimo tempo quattro vite, compresa quella di Cachy, finirono in un modo tanto assurdo quanto doloroso. Quando ho letto questa storia sono rimasta a pensarci: quante volte diamo per scontato che domani sarà uguale a oggi?
E allora l’unica cosa che mi viene da dire è questa: cerchiamo di non rimandare sempre tutto e di goderci, per quanto possiamo, i piccoli momenti della nostra vita.







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