di Gerardina Di Massa

I maranza sono un gruppo, o meglio una sottocultura giovanile, che coinvolge adolescenti e giovani delle periferie urbane. Nonostante la parola maranza sia utilizzata prevalentemente con un’accezione negativa, come un’etichetta dispregiativa, il termine ha in realtà diversi significati. Nel dibattito pubblico italiano è strettamente associato ai temi della sicurezza e dell’ordine pubblico.

Maranza, in realtà, era una parola utilizzata soprattutto nel Nord Italia, tornata al centro dell’attenzione anche in seguito ai disordini del 17 e 18 ottobre a Milano, quando gruppi di giovani hanno danneggiato vetrine e arredi del centro urbano.

Dal punto di vista linguistico, ricordiamo che Jovanotti, già nel 1988, utilizzò il termine maranza come sinonimo di tamarro, coatto. Secondo lo Zingarelli 2026, nel significato riferito agli anni Ottanta e Novanta, un maranza era un giovane delle periferie urbane dai gusti e dai comportamenti rozzi e volgari, che si muoveva per lo più in gruppo. In realtà, cosa sia esattamente un maranza non è del tutto chiaro nemmeno ai linguisti, che dibattono sul significato da attribuire al termine. Diversi studiosi, tra cui Vera Gheno e Massimo Arcangeli, hanno affrontato il tema degli stereotipi legati al linguaggio giovanile. La parola, da semplice etichetta gergale, si è trasformata in uno stereotipo generalizzante, utilizzato spesso per accomunare e criminalizzare i giovani delle periferie.

Il maranza di oggi sembra aver cancellato qualsiasi traccia della vivacità che contraddistingueva i giovani lombardi degli anni Ottanta.

Oggigiorno, i ragazzi identificati con questa sottocultura sembrano omologati a uno stesso stile: felpe, jeans strappati e borselli griffati. La musica ascoltata da molti di questi giovani, anche di seconda generazione, parla di riscatto, rabbia e isolamento. È una vera e propria forma di denuncia sociale, anche quando assume toni violenti e, dunque, discutibili.

Il ragazzino caotico e ribelle rischia così di diventare, nell’immaginario collettivo, il simbolo di una società che cerca di ricondurre determinati comportamenti a un preciso progetto politico e ideologico.

Ricordiamo, però, che utilizzare il termine maranza non equivale necessariamente a insultare una persona. Il termine non identifica un’etnia né una nazionalità, anche se in determinati contesti può assumere connotazioni discriminatorie.

La definizione fa riferimento ad atteggiamenti e comportamenti che possono piacere o meno, ma che non costituiscono di per sé un reato. Le responsabilità individuali emergono quando vengono commessi fatti penalmente rilevanti e, in quel caso, devono trovare applicazione le leggi vigenti.

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