Nel 101° anniversario della nascita di Monsignor Camillo D’Ambra, Luigi Schiano ripercorre con affetto e nostalgia la vita e il ministero di un sacerdote che ha lasciato un segno indelebile nella comunità di Serrara Fontana e nell’intera Diocesi di Ischia.

di Luigi Schiano

Il 4 novembre 1925 nasceva a Ischia Monsignor Camillo D’Ambra, una delle figure più amate e rispettate del clero isolano. Oggi, a 101 anni dalla sua nascita, desidero ricordare con affetto, nostalgia e profonda gratitudine un sacerdote che ha rappresentato un dono straordinario per la nostra millenaria Diocesi di Ischia e, in modo particolare, per la comunità di Serrara Fontana.

La vita centenaria di don Camillo, umile teoforo del Signore, è stata un dono grande che il Buon Pastore ha voluto elargire alla nostra Chiesa attraverso il ministero e la testimonianza semplice e grandiosa di un sacerdote che ha saputo incarnare il Vangelo.

In questa ricorrenza desidero condividere nuovamente il ricordo che gli dedicai lo scorso anno, in occasione del suo centesimo compleanno. Parole nate dal cuore, da una memoria che conserva ancora oggi immagini, gesti e insegnamenti che il trascorrere degli anni non è riuscito a cancellare.

I ricordi della mia infanzia e della mia adolescenza

Mentre mi accingo a scrivere, torno con la mente agli anni della mia infanzia e adolescenza. Rivedo don Camillo con la sua talare, seduto nel confessionale della nostra chiesa parrocchiale di Fontana, con il breviario tra le mani, intento a pregare le ore canoniche oppure ad attendere i penitenti con quel suo sorriso e quella parola gentile che sapevano infondere serenità.

Lo rivedo sull’altare delle nostre chiese, mentre offre per il popolo fontanese il Santo Sacrificio della Messa, con quel portamento e quella compostezza solenne che rendevano ogni celebrazione un momento di autentica elevazione spirituale.

Lo rivedo ancora, nel silenzio delle navate, mentre bisbiglia le preghiere del breviario oppure recita il Santo Rosario con la corona tra le mani.

Ho avuto l’onore, tante volte, di servire la Messa a don Camillo, di ascoltare le sue omelie, così semplici e al tempo stesso profondamente teologiche, e di assistere alle sue celebrazioni, vissute sempre con zelo, raccoglimento e autentica ascesi.

Questo è il don Camillo che porto nel cuore: ministro del confessionale e dell’Eucaristia, uomo di preghiera, profondamente devoto alla Madonna e al nostro santo concittadino e patrono San Giovan Giuseppe della Croce.

Sono ricordi che custodisco gelosamente, perché appartengono non soltanto alla mia storia personale, ma anche alla storia religiosa della nostra comunità.

Un sacerdote sempre al servizio della comunità

Noi abitanti di Serrara Fontana siamo stati particolarmente fortunati ad aver potuto beneficiare, per tanti anni, della presenza e del ministero di don Camillo.

Prima presso la Congrega di Serrara e successivamente nella comunità di Fontana, egli ha sempre dimostrato un grande spirito di servizio, mettendosi generosamente a disposizione dei parroci che avevano bisogno del suo aiuto.

Non cercava riconoscimenti, non desiderava essere al centro dell’attenzione. Il suo unico desiderio era servire il Signore e i fratelli, con quella disponibilità e quella discrezione che hanno sempre contraddistinto la sua persona.

Il legame con Serrara Fontana è stato così profondo che la nostra comunità ha voluto riconoscergli la cittadinanza onoraria, un segno tangibile di gratitudine e affetto verso un sacerdote che ha saputo farsi prossimo a generazioni di fedeli.

Una vita attraversata dalla storia, sempre fedele al Vangelo

Don Camillo nacque a Ischia il 4 novembre 1925 e venne ordinato sacerdote il 18 luglio 1948 da Monsignor Ernesto De Laurentis.

Per la sua ordinazione fu necessaria una particolare dispensa, poiché non aveva ancora compiuto 23 anni, mentre all’epoca l’età prevista per ricevere l’ordinazione sacerdotale era di 24 anni.

Già da giovane aveva manifestato una spiccata intelligenza e una profonda vocazione, qualità che avrebbe messo al servizio della Chiesa durante tutta la sua lunga esistenza.

Da quel giorno don Camillo è stato un fedele e integerrimo ministro dell’altare.

Canonico penitenziere della Cattedrale di Ischia, padre misericordioso nel confessionale, studioso, archivista e divulgatore della storia dell’isola, ha saputo coniugare una profonda preparazione culturale con una straordinaria semplicità umana.

Ha attraversato un secolo di storia, vivendo epoche segnate dalle guerre, dai cambiamenti sociali e dalle trasformazioni della Chiesa, ma è rimasto sempre fedele alla sua missione sacerdotale.

La genuinità, l’umiltà, la discrezione e la gentilezza sono state le caratteristiche che hanno accompagnato il suo lungo cammino.

Un uomo di grande sapienza che ha saputo farsi piccolo

Don Camillo è stato un sacerdote con il popolo e per il popolo.

La sua disponibilità, il suo sapere e la sua bontà gli hanno fatto conquistare la simpatia e la benevolenza, oso dire, dell’intera isola.

Migliaia e migliaia di persone si sono rivolte a lui per una parola di conforto, per un consiglio, per una spiegazione su qualche argomento storico o semplicemente per ascoltare la sua voce e attingere alla sua immensa conoscenza.

E don Camillo si è sempre messo a disposizione di tutti.

Nonostante la sua grande sapienza, non ha mai assunto atteggiamenti di superiorità. Al contrario, ha saputo farsi piccolo davanti al popolo, donando a ciascuno un pizzico della propria conoscenza e della propria esperienza.

È stato quel faro acceso, quella lampada piena di olio buono alla quale tutti hanno potuto attingere.

Anche quando il peso degli anni cominciava inevitabilmente a farsi sentire, conservava una mente fresca e attiva, quello sguardo vivo e quegli occhi limpidi e cerulei che sembravano raccontare, da soli, una vita interamente spesa per Dio e per gli altri.

«Don Camillo, hai vinto perché ti sei fatto prossimo nell’amore»

Ripensando alla sua vita, mi tornano alla mente le parole pronunciate da Gesù nel Vangelo:

«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto queste cose nascoste ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli».

Credo che proprio in queste parole si possa ritrovare il significato più autentico della testimonianza di don Camillo.

La sua grandezza non è stata soltanto quella di essere un sacerdote colto, uno studioso appassionato o un uomo capace di attraversare un intero secolo di storia.

La sua vera grandezza è stata quella di aver saputo mettere tutto questo al servizio degli altri, senza mai perdere l’umiltà e la semplicità del cuore.

Nonostante la sua immensa sapienza, don Camillo ha saputo farsi piccolo nell’amore, avvicinandosi alle persone, ascoltandole e accompagnandole nel loro cammino.

Don Camillo, hai vinto perché ti sei fatto prossimo nell’amore.

Ed è proprio questa, a mio avviso, l’eredità più grande che ci ha lasciato.

Un ricordo che diventa preghiera

Lo scorso anno, in occasione del suo centesimo compleanno, elevavo insieme alla comunità di Serrara Fontana un Te Deum di ringraziamento a Dio per averci donato un sacerdote instancabile, innamorato del Vangelo e capace di spendere tutta la propria vita al servizio della Chiesa.

Oggi, nel 101° anniversario della sua nascita, quel ringraziamento si rinnova attraverso il ricordo e la preghiera.

Don Camillo è stato una perla del clero ischitano, un umile teoforo, un uomo che ha portato il Signore nella propria vita e lo ha testimoniato attraverso gesti semplici, ma profondamente significativi.

Possa ora, dal Cielo, nella comunione dei Santi, vegliare sulla nostra Chiesa, sulla millenaria Diocesi di Ischia e su tutte quelle persone che hanno avuto la grazia di incontrarlo lungo il proprio cammino.

Il suo sacerdozio e la sua vita, spesi instancabilmente al servizio di Dio e dei fratelli, possano continuare a essere esempio e fiaccola non soltanto per i sacerdoti della nostra diocesi, ma anche per tutti noi fedeli laici che, in ogni stato di vita, cerchiamo di seguire il Maestro Divino.

E mentre la memoria torna ancora una volta a quel sacerdote dalla talare, raccolto in preghiera nel confessionale della nostra chiesa di Fontana, sento che il tempo non ha cancellato nulla.

Restano il suo sorriso, la sua voce, la sua bontà e quella straordinaria capacità di far sentire ciascuno accolto e ascoltato.

Grazie, don Camillo, per tutto ciò che sei stato per la nostra Chiesa e per la nostra comunità.

Il tuo esempio e la tua testimonianza continueranno a vivere nei nostri cuori.

Lascia un commento

In voga