Una cerimonia ricca di emozione e partecipazione a Sant’Angelo e Fontana, con le autorità civili e militari e gli alunni della scuola primaria. Il ricordo dei Caduti, la storia del monumento di Piazza IV Novembre e la memoria di quegli uomini che hanno vissuto gli orrori della guerra, nel racconto di Luigi Schiano.

di Luigi Schiano

«Il 4 novembre ricordiamo tutti coloro che hanno sacrificato la propria vita per la nostra Patria. Ricordare i Caduti significa custodire il valore del loro sacrificio».

Nel giorno in cui l’Italia fa memoria della fine della Prima guerra mondiale, avvenuta il 4 novembre 1918 con l’entrata in vigore dell’armistizio di Villa Giusti, si celebra la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate.

Anche Serrara Fontana, questa mattina, ha voluto ricordare con commozione e profondo raccoglimento i suoi Caduti, attraverso la deposizione delle corone di alloro presso il monumento situato sotto la Torre a Sant’Angelo e quello di Piazza IV Novembre a Fontana.

Una cerimonia molto sentita, che ha visto la partecipazione delle autorità civili e militari, tra cui rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia Costiera e della Croce Rossa.

A rendere ancora più significativa questa mattinata di inizio novembre è stata la presenza degli alunni delle classi terza, quarta e quinta della scuola primaria di Fontana, protagonisti di un momento di profonda memoria, partecipazione e raccoglimento.

Il ricordo dei Caduti e la voce dei bambini

La cerimonia ha avuto inizio con l’omaggio ai Caduti, il canto dell’Inno di Mameli da parte dei bambini e l’alzabandiera, accompagnati dal solenne suono del Silenzio.

Successivamente don Franco Mattera, delegato dal parroco don Antonio Mazzella, ha impartito la benedizione alla corona di alloro.

Particolarmente toccante è stato il momento in cui la sindaca D.ssa Irene Iacono ha dato lettura dei nomi dei Caduti del nostro territorio.

A ogni nome pronunciato, nel simbolico «Presente!» all’appello, sono riaffiorati i ricordi di quegli uomini che, nelle diverse guerre, hanno servito la Patria fino all’estremo sacrificio.

Nomi che appartengono alla nostra storia, alle nostre famiglie e alla memoria collettiva di Serrara Fontana.

I bambini, attraverso frasi semplici ma incisive, hanno illustrato il significato storico del 4 novembre, gli insegnamenti che questa ricorrenza continua a trasmettere e il ruolo delle Forze Armate nella difesa della Nazione e dei cittadini.

La loro partecipazione ha rappresentato uno dei momenti più belli della giornata, perché tramandare la memoria alle nuove generazioni significa impedire che il sacrificio di tanti uomini venga dimenticato.

Il messaggio del sindaco: ricordare la guerra per costruire la pace

Nel suo intervento conclusivo, la sindaca Irene Iacono ha rivolto un caloroso saluto alle Forze Armate, ringraziandole per il servizio che quotidianamente svolgono a tutela dei cittadini.

Un ringraziamento particolare è stato riservato ai bambini, veri protagonisti della cerimonia, ai quali spetta il compito di raccogliere e custodire quei valori preziosi che le generazioni precedenti hanno consegnato loro.

Il pensiero è stato rivolto anche ai quattro militari che, secondo quanto ricordato durante la commemorazione, hanno perso la vita giovedì scorso durante una missione all’estero in Bosnia.

Un ricordo che ha offerto l’occasione per ribadire come il 4 novembre non debba essere soltanto una giornata di commemorazione, ma anche un momento di riflessione sulla necessità di non percorrere mai più la strada della guerra e della violenza.

Le grandi guerre che hanno insanguinato il mondo dovrebbero rappresentare un monito per l’intera umanità. Eppure, ancora oggi, i conflitti continuano a devastare numerose regioni del pianeta.

Si parla di circa sessanta conflitti armati in corso nel mondo, molti dei quali ricevono un’attenzione limitata da parte dei mezzi di informazione.

E nei territori martoriati dalla guerra, a pagare il prezzo più alto sono spesso proprio i bambini, ai quali vengono negati diritti fondamentali come l’istruzione, l’alimentazione e l’accesso ai servizi essenziali.

Le mani dei bambini per costruire la pace

Al termine della cerimonia, gli alunni hanno presentato due cartelloni particolarmente significativi, attraverso i quali hanno voluto esprimere il valore più profondo di questa giornata.

Nel primo hanno rappresentato come, proprio attraverso le loro piccole mani, sia possibile contribuire alla costruzione della pace, coltivando valori come la giustizia, la fratellanza, l’ascolto e la libertà.

Nel secondo, una poesia dal grande significato simbolico ha raccontato come, partendo da un semplice fiore di carta colorato con tanti pastelli diversi, si possa dare forma a un messaggio universale di pace.

Un’immagine semplice, nata dalla fantasia dei bambini, ma capace di racchiudere un insegnamento che spesso gli adulti sembrano dimenticare.

Ed è stata proprio una frase letta da uno degli alunni a sintetizzare il significato dell’intera giornata:

«Ricordare il passato ci insegna a guardare il futuro con speranza!»

Parole che dovrebbero accompagnarci ben oltre questa ricorrenza.

Il monumento ai Caduti di Fontana: una storia che appartiene a tutti noi

In tutta l’isola d’Ischia, a seguito dei conflitti che hanno bagnato di sangue soprattutto il secolo scorso, sono stati eretti monumenti dedicati alla memoria dei Caduti.

Uomini che, con spirito di servizio alla Patria, hanno sacrificato la propria vita. Persone partite per il fronte e mai più tornate alle proprie famiglie.

Anche Fontana custodisce un’importante testimonianza di questa memoria collettiva.

Con l’intitolazione della piazza al IV Novembre e l’erezione del monumento marmoreo raffigurante la Vittoria alata, la nostra comunità ha voluto rendere un omaggio permanente ai propri Caduti.

Il monumento, risalente al 1957, fu realizzato dal professore palermitano Amedeo Garufi, che all’epoca insegnava presso le scuole medie di Ischia.

La struttura, a forma cubica, presenta sulle tre facce laterali e posteriori i nomi dei Caduti delle diverse guerre, incisi nel marmo affinché il loro ricordo possa attraversare il tempo.

Tra quei nomi ne ritroviamo alcuni particolarmente familiari alla nostra comunità.

Vi è quello del Capitano di Artiglieria Guido Malaspina Estense, caduto sul fronte russo durante la Seconda guerra mondiale, nel 1942.

E ancora quelli di Venazio e Aniello Iacono, Pompeo e Angelo Trofa, caduti durante la Prima guerra mondiale, ai quali sono state intitolate alcune strade di Fontana, in particolare nell’antico borgo di Noja.

Nomi che ancora oggi incontriamo nella nostra quotidianità, percorrendo quelle strade, e che ci ricordano quanto la storia del nostro piccolo paese sia profondamente intrecciata con quella della Nazione.

Quando a dire «Presente!» erano i reduci di guerra

Un tempo, a Fontana, la ricorrenza del 4 novembre era particolarmente sentita.

A partecipare alle commemorazioni erano anche quegli uomini che dalla guerra erano riusciti a tornare, spesso insigniti di riconoscimenti per il servizio prestato alla Patria.

Nei loro occhi e nella loro memoria commossa traspariva tutta la barbarie della guerra vissuta in prima persona.

Erano uomini che avevano conosciuto la sofferenza, la paura, il sacrificio e la lontananza dalle proprie famiglie.

Persone che avevano visto con i propri occhi ciò che noi oggi possiamo soltanto immaginare attraverso i libri di storia, le fotografie e le testimonianze tramandate.

Purtroppo, molti di loro non sono più tra noi.

E chissà cosa avrebbero pensato nel vedere che, nonostante le tragedie del Novecento, il mondo continua ancora oggi a essere attraversato da guerre e violenze.

Forse mai avrebbero immaginato che, nel primo quarto del XXI secolo, ci saremmo ritrovati nuovamente a parlare di conflitti tanto drammatici.

Le guerre, da quelle che dividono le famiglie fino ai grandi conflitti mondiali, non sono mai servite a nulla e mai serviranno. Portano soltanto distruzione, sofferenza e indebolimento dei popoli.

Dobbiamo invece sforzarci di amare la nostra Nazione, di difendere la nostra amata Patria, che si estende dal Settentrione al Meridione, e di gridare, con le parole e soprattutto con le opere:

«Mai più la guerra! Sempre pace e dialogo!»

Soltanto attraverso questi valori sarà possibile costruire un autentico sviluppo integrale della nostra Nazione.

Una fotografia preziosa: i volti e la memoria dei reduci fontanesi

Tra le testimonianze che desidero condividere vi è anche una fotografia particolarmente preziosa, una vera e propria perla della memoria fontanese.

L’immagine ritrae, ai piedi del monumento di Piazza IV Novembre, alcuni personaggi conosciuti della nostra comunità, tra i quali diversi reduci di guerra.

Osservandola, ritornano alla memoria volti, nomi e storie che meritano di essere tramandati.

Nella fotografia, da sinistra, riconosciamo Vitaliano Iacono; Filippo Mattera, conosciuto come «Carecchia»; la signora Mariella Cenatiempo, vedova del Capitano di Artiglieria Guido Malaspina; il medico condotto di Fontana, dottor Antonio Mattera; il falegname Vincenzo Mattera, detto «’A Legge»; e infine il mio bisnonno paterno, Antonio Schiano, conosciuto come «l’Austriec».

Una fotografia che per me assume anche un significato profondamente personale.

Il mio bisnonno Antonio aveva preso parte alla Prima guerra mondiale e, dopo essere tornato dal fronte, era stato insignito del titolo di Cavaliere di Vittorio Veneto, riconoscimento conferito ai combattenti della Grande Guerra.

Come lui, anche altri uomini della nostra comunità tornarono dal fronte portando con sé riconoscimenti, ma soprattutto ricordi e ferite che avrebbero accompagnato tutta la loro esistenza.

Guardando quella fotografia, non vedo soltanto persone appartenenti al passato.

Vedo una parte della storia di Fontana, uomini e donne che hanno attraversato anni difficili e che oggi, attraverso una semplice immagine, continuano a raccontarci qualcosa.

È anche per loro, per i nostri Caduti e per tutti coloro che hanno conosciuto gli orrori della guerra, che dobbiamo continuare a celebrare il 4 novembre.

Custodire la memoria per consegnare un futuro di pace

La cerimonia di quest’anno ci ha ricordato ancora una volta quanto sia importante mantenere viva la memoria.

I monumenti, le lapidi, i nomi incisi nel marmo e le fotografie conservate nelle nostre case non sono semplici testimonianze del passato.

Sono pagine della nostra storia, che abbiamo il dovere di custodire e trasmettere.

E vedere i bambini della scuola primaria di Fontana partecipare con tanto entusiasmo e sensibilità a questa giornata rappresenta forse il segnale più bello e incoraggiante.

Perché il ricordo dei Caduti non deve fermarsi alla deposizione di una corona di alloro o alla celebrazione di una ricorrenza.

Deve trasformarsi in un impegno quotidiano a costruire una società fondata sulla pace, sul rispetto, sulla giustizia e sulla fratellanza.

Ricordare chi ha sacrificato la propria vita per la Patria significa anche impegnarsi affinché le nuove generazioni non debbano mai conoscere gli stessi orrori.

E allora voglio concludere proprio con le parole di quel bambino che, con la semplicità e la profondità che soltanto i più piccoli sanno esprimere, ha saputo racchiudere il significato di questa giornata:

«Ricordare il passato ci insegna a guardare il futuro con speranza!»

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