A cura di Antonio Manieri
Si sente molto spesso parlare dei limiti e delle problematiche del nostro Sistema Sanitario Nazionale, dei casi di malasanità, delle lunghe liste di attesa per beneficiare della Cassa Mutua, per non parlare delle immense difficoltà che i giovani italiani riscontrano nell’impresa titanica di accedere ad un corso di medicina per via di domande non inerenti alla facoltà scelta. Ma è tutto così negativo?
I dati dell’Euro Health Consumer Index (EHCI) del 2015, l’ottavo studio realizzato dalla società svedese Health Consumer Powerhouse (HCP), posizionano il Sistema Sanitario Nazionale italiano al 22° posto, dietro alla maggioranza dei paesi europei. Nello studio viene specificato che, per quanto riguarda l’Italia, la posizione arretrata, rispetto ai principali competitor europei, è data dalla disuguaglianza tra le varie regioni, in quanto è presente un gap molto importante tra le regioni del Nord e Sud Italia ed il punteggio intermedio di un paese, ovviamente, è dato dalla media dei punteggi delle varie regioni.
Inoltre, una nota dello studio afferma che, nel nostro paese, vi è un costante aumento della privatizzazione della sanità che influisce negativamente sul punteggio. Per quanto il livello dei medici italiani sia elevato, se il cittadino non può accedere a questi canali per mancanza di risorse economiche, ai suoi occhi è come se essi non esistessero. Voglio sottolineare che lo studio dal quale sono presi questi dati è del 2015!
E voi pensate che dal 2015 ad oggi la situazione sia migliorata? Sarebbe bello, ma non è così.
La privatizzazione è aumentata, i casi di malasanità sono sempre presenti, la cassa mutua è talmente insufficiente che dopo pochi mesi dall’inizio dell’anno è pressappoco che esaurita, il gap tra la sanità delle regioni del Nord e Sud è ulteriormente aumentato, prova ne è il fatto che molti dei cittadini del sud (che possono permetterselo) si rivolgono ad ospedali e cliniche del nord per le operazioni più delicate, i medici di base sono quasi completamente “inutili”.
Ok, tutti elementi negativi, quindi questo è l’ennesimo articolo atto a criticare il nostro paese a 360° scritto da un cittadino insoddisfatto del paese in cui vive? Sì e no.
Voglio dare, in questo articolo, una chiave di lettura diversa, partendo da un punto diametralmente opposto, seguitemi.
Poche righe fa ho affermato che i medici di base sono quasi completamente inutili.
Perché mi permetto di essere così duro nei confronti dei medici che, più di tutti, ci sono vicini nelle problematiche relative alla salute della vita quotidiana?
Un medico di base italiano ha uno stipendio che dipende da diversi indicatori. Tra i più rilevanti troviamo gli anni di esperienza e il numero di pazienti assistiti. Quindi, è logico affermare che più pazienti assistiti ha un medico di base, più guadagna. Il discorso è molto più complesso, mi permetto di semplificarlo per giungere al punto centrale dell’articolo. Se un medico di base vuole guadagnare di più cosa fa? Aumenta il numero di pazienti assistiti, questo non può che abbassare il livello qualitativo della prestazione erogata, è una conclusione logica che non dipende dall’abilità del professionista.
Quest’elemento si sposa negativamente con l’altro problema presente in Italia: ci sono pochi medici di base in relazione alla popolazione italiana. Io ho 26 anni e sono circa 2 anni che ho trovato un medico di base nelle vicinanze. Fino a 24 anni sono stato scoperto. Come ti comporti in questa situazione se devi portare un certificato medico a lavoro? E se hai bisogno di una ricetta per risparmiare su un farmaco? Non puoi.
Giunti a questo punto è già palese che la situazione italiana sia abbastanza critica, ma la situazione si complica quando scendiamo nel dettaglio della prestazione.
Supponiamo che una paziente obesa di 50 anni con osteoporosi va dal medico di base perché gli fa male la schiena, il medico cosa fa? Gli prescrive un farmaco.
Supponiamo che un paziente di 30 anni che ha avuto una frattura dell’omero, con gesso per 30 giorni, una volta conclusa la fisioterapia, lamenta dolore al braccio, il medico cosa fa? Gli prescrive un farmaco.
Supponiamo che un paziente di 70 anni lamenta dolore al nervo sciatico che gli comporta difficolta nella deambulazione, il medico cosa fa? Gli prescrive un farmaco. Potrei continuare all’infinito.
Vedete, cari lettori, il problema principale è proprio questo. Il medico di base è preparatissimo in farmacologia e conosce, molto bene, i farmaci, le modalità di assunzione, le dosi consigliate, la biodisponibilità del farmaco secondo la via di somministrazione. C’è un’altra cosa che dovrebbe conoscere bene: gli effetti collaterali.
Ogni farmaco ha degli effetti collaterali, più o meno gravi. Somministrare a ripetizione farmaci ogni qual volta sono presenti dei sintomi non è la soluzione, ma è come nascondere la polvere sotto lo zerbino, tutto risolto fino a quando non diventa troppa, a quel punto non la puoi nascondere più. E la iniziano i problemi seri. Oltre agli effetti collaterali i farmaci presentano un altro grandissimo limite: la farmaco-tolleranza. Per chi non ha studiato farmacologia, questo termine è utilizzato per indicare la tolleranza ad un farmaco, in altre parole quanto ti fa effetto questo farmaco.
Nel nostro corpo sono presenti tanti tipi di recettori, i farmaci si legano a specifici recettori, la cui stimolazione genera delle reazioni che permettono alla sostanza di espletare la sua funzione. All’aumentare della dose o della frequenza di somministrazione, la stimolazione dei recettori target del farmaco diminuisce, cosa significa?
Supponiamo che ogni volta che ho mal di testa prenda un Oki; supponiamo che lavoro all’ aperto e nel mese di dicembre ho avuto 20 volte mal di testa di intensità 7 (da 1 a 10) e ogni singola volta prenda un Oki: la ventesima bustina di Oki non mi darà lo stesso effetto della prima, perché?
Perché è aumentata la mia tolleranza all’Oki.
Con questo voglio dirvi che assumere farmaci non è una soluzione ma una procrastinazione.
L’aumento della farmaco-tolleranza e gli effetti collaterali vi porteranno lentamente a sviluppare altre problematiche, per le quali vi saranno prescritti altri farmaci.
E come faccio a stare bene senza assumere farmaci?
Ci devi pensare prima che il problema diventi troppo grave. Avete mai sentito il detto “prevenire è meglio che curare” ? Esatto, quella è la soluzione.
Vi ho accompagnato per un sentiero un po’ lungo lo so, ma eccoci finalmente al punto centrale del discorso.
Perché i medici di base sono quasi completamente inutili?
Perché si limitano a prescrivere farmaci. Con questo non sto dicendo che non siano in grado di fare altro ma, effettivamente non lo fanno.
In molti paesi europei il medico di base, in presenza di problematiche con un’intensità di dolore tollerabile, ti prescrive l’attività fisica, ma non in modo generico come i nostri (migliori) medici di base, ma nello specifico. Al paziente di 70 anni con dolore alla sciatica e difficoltà nella deambulazione sarà detto: vai da “Pasqualino Rossi” che si occupa di personal training e lui ti risolverà il problema. Ovviamente il dolore non scomparirà dall’oggi al domani come con il farmaco nella maggior parte dei casi, ma avrai la possibilità di risolvere il tuo problema. Il signor Pasqualino incontra delle problematiche che vanno oltre le sue competenze? Ti invierà da un professionista che opera su un livello di prevenzione diverso dal suo (es. osteopata o fisioterapista) che risolverà il tuo problema. Così si lavora, così si migliora lo stato di salute generale della popolazione e, soprattutto, cosi si ottimizzano le casse dello stato.
L’attività fisica permette di ottimizzare il Sistema Sanitario Nazionale: meno farmaci prescritti con ricette, meno operazioni, la cassa mutua non la troverai esaurita a marzo, meno malati e più persone attive.
Una persona attiva produce, un malato produce di meno (nei casi più gravi non produce) e consuma di più.
Dato che il nostro non è un paese ricco ed è un paese pieno di malati, questo cambiamento urge.
A questo punto mi dilungherei sulle ragioni politiche ed economiche per le quali ciò non avviene nel nostro paese, interessi delle case farmaceutiche e dello stato, ma preferisco cercare una soluzione piuttosto che risultare un complottista agli occhi dei lettori.
Risulta necessario costruire una rete di prevenzione dove i vari livelli (primaria, secondaria e terziaria) siano connessi tra loro. Il medico di base deve prescrivere l’attività fisica specifica e meno farmaci. I professionisti del settore (fisioterapisti, osteopati, personal trainer e nutrizionisti, psicologi) dovrebbero avere delle convenzioni con lo stato grazie alle quali, il povero cittadino con problemi economici (e ce ne sono troppi purtroppo in questa situazione) possa accedere a dei servizi che, normalmente, non potrebbe permettersi.
Più interventi di promozione della salute nelle scuole, partendo dalle elementari, rivolti non solo ai ragazzi ma alle famiglie, in modo tale da impattare una fetta importante della popolazione.
Più eventi di prevenzione della salute gratuiti (sotto questo punto in Campania negli ultimi anni non possiamo lamentarci, viste le numerose visite gratuite promosse sul territorio).
Se iniziamo a prenderci cura di noi stessi da giovani, sicuramente ne trarremo beneficio, con uno stato di salute notevolmente migliore da adulti e, soprattutto, da anziani, andando così a pesare, notevolmente meno, sul Sistema Sanitario Nazionale, essendo più attivi e, quindi, più produttivi. Ciò ci permetterebbe di lavorare più a lungo e di beneficiare più a lungo della nostra pensione (vostra, perché la mia generazione probabilmente non la vedrà proprio). E questo allo stato non è che piaccia molto… (e, di nuovo, mi fermo qui, perché non voglio trattare questioni politiche).
Vi lascio con una frase che dico sempre a tutti quelli che mi pongono questa domanda: perché ti alleni?
Io non mi alleno per diventare il più grosso o il più forte, io mi alleno per potermi alzare dal letto a 80 anni, per poter uscire a fare una passeggiata, per non avere difficolta a sedermi sul gabinetto, per prendere in braccio mio nipote, per non privarmi degli alimenti che adoro mangiare, per stare bene e sentirmi bene il più a lungo possibile…



Sistema Sanitario Nazionale e Attività Fisica: cosa si può migliorare?
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