dalla redazione
A volte il futuro di un territorio nasce proprio dalle sue radici più antiche. È quello che sta accadendo ad Ischia, dove l’ulivo — per secoli simbolo silenzioso di una tradizione contadina fatta di autoconsumo e sacrificio — oggi torna al centro di una nuova visione economica e culturale. Una visione che guarda all’olio non soltanto come prodotto agricolo, ma come esperienza, identità e opportunità di sviluppo per l’intera isola.
È stato questo il cuore del convegno “Oleoturismo ad Ischia – opportunità per imprese e territori”, ospitato nella Sala Consiliare del Comune di Forio, dove istituzioni, agronomi, operatori turistici e ricercatori hanno dato vita ad un confronto ricco di idee e prospettive. Un incontro che ha mostrato come, attorno all’ulivo ischitano, possa nascere una nuova economia capace di unire agricoltura, turismo e valorizzazione del territorio.
A coordinare il dibattito è stato Ciro Cenatiempo, Direttore editoriale di Discover Italia, che ha ricordato come storicamente l’olio prodotto sull’isola fosse destinato quasi esclusivamente all’autoconsumo o alle offerte religiose, restando per troppo tempo ai margini di una vera valorizzazione commerciale. Oggi, invece, qualcosa sembra essere cambiato.
Determinante in questo percorso il lavoro dell’Associazione “Oro Verde – L’Olio d’Ischia”, guidata da Giovannangelo De Angelis, che insieme al CNR ha avviato uno studio sul patrimonio genetico degli ulivi isolani. Ed è proprio qui che la storia assume contorni sorprendenti: dalle analisi effettuate sono emerse cinque varietà autoctone inedite, mai classificate prima nei registri italiani. Una scoperta che apre scenari enormi sul piano scientifico, agricolo e commerciale.
Non solo. Tra la vegetazione dell’isola sono stati ritrovati antichi frantoi ottocenteschi ancora intatti e persino un ulivo risalente ai primi anni del Quattrocento, capace di attraversare secoli di storia, eruzioni e trasformazioni del territorio. Segni concreti di un legame profondo tra Ischia e la cultura dell’olio.
L’ispirazione arriva anche da esempi virtuosi vicini, come il progetto “L’Oro di Capri”, che ha saputo trasformare una produzione marginale in un marchio riconosciuto a livello internazionale. Ma Ischia, forte della propria biodiversità e della sua storia agricola ancora in gran parte inesplorata, potrebbe spingersi ancora oltre.
A sottolineare il valore della qualità è stato l’agronomo Angelo Lo Conte, già protagonista del rilancio dell’olivicoltura caprese. Il suo messaggio è stato chiaro: non può esistere oleoturismo senza un olio eccellente. Dietro ogni degustazione, visita o esperienza turistica deve esserci una filiera moderna, capace di produrre un extravergine autentico e di alto livello.
Un concetto ripreso anche da Maria Luisa Ambrosino, capo panel della Camera di Commercio di Napoli, che ha ricordato le straordinarie proprietà salutistiche dell’olio extravergine di qualità, sottolineando però quanto sia fondamentale investire in frantoi moderni, sistemi di conservazione adeguati e formazione del consumatore.
Ma forse il passaggio più interessante del convegno è stato quello dedicato all’oleoturismo come esperienza. La giornalista ed esperta del settore Fabiola Pulieri ha definito l’olio “il secondo raccolto”: non soltanto produzione agricola, ma occasione di reddito durante tutto l’anno attraverso passeggiate tra gli ulivi, degustazioni, laboratori, percorsi esperienziali e storytelling territoriale.
Secondo Pulieri, per costruire un oleoturismo serio servono tre elementi fondamentali: formazione, rete territoriale e comunicazione. Perché chi visita un frantoio o un uliveto non cerca solo un prodotto, ma una storia autentica da vivere e ricordare.
Dal mondo turistico è arrivata la disponibilità concreta delle strutture ricettive dell’isola. Ermando Mennella, vicepresidente di Federalberghi Ischia, ha parlato di un’agricoltura “eroica”, fatta di terrazzamenti e lavoro duro, sottolineando la necessità di creare un sistema integrato capace di raccontare il territorio ai visitatori.
A chiudere il quadro istituzionale è stata Maria Carmela Serluca, Assessore all’Agricoltura della Regione Campania, che ha confermato il sostegno regionale all’intera filiera olivicola, ribadendo l’importanza di investire non solo nei mezzi agricoli ma in tutta la catena produttiva e turistica.
Il convegno si è concluso con l’annuncio di un grande evento dedicato all’olio che si terrà ad Ischia nel prossimo mese di dicembre, proprio nel periodo in cui l’isola rallenta i ritmi turistici tradizionali e può riscoprire la propria anima più autentica.
Forse è proprio questa la sfida più bella: trasformare le radici in futuro. Perché l’“Oro Verde” di Ischia non è soltanto un’associazione o un progetto agricolo. È l’idea che un’isola possa tornare a guardare alla propria terra non come nostalgia del passato, ma come possibilità concreta di rinascita.















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