di Camillo Buono

Non siamo ancora entrati ufficialmente nella stagione estiva, eppure l’isola sembra già vivere uno dei suoi momenti più critici: quello del traffico. Le nostre strade, giorno dopo giorno, iniziano a riempirsi di mezzi, di fornitori, di ditte al lavoro, di tutto quel mondo che rappresenta il motore silenzioso ma fondamentale dell’economia turistica.

Un segnale, questo, che racconta di un’isola che si sta rimettendo in moto, che prova a farsi trovare pronta per accogliere i visitatori. Ma è proprio in questo momento delicato che emergono, puntuali come ogni anno, le criticità che sembrano non trovare mai una soluzione definitiva.

A rendere ancora più complessa la viabilità, infatti, sono i lavori pubblici che, seppur programmati durante il periodo invernale, trovano concreta realizzazione proprio in queste settimane. È il caso di Forio, dove tra la Chiaia e lo Scentone si registrano rallentamenti significativi, con tempi di percorrenza che possono facilmente superare la mezz’ora.

Sia chiaro: nessuna polemica sterile. I lavori sono necessari, indispensabili per migliorare i servizi, per rendere l’isola più efficiente e più accogliente. Nessuna critica ai lavoratori impegnati nei cantieri, né alle amministrazioni che hanno il compito – spesso complesso – di programmare e realizzare gli interventi.

Eppure, la domanda resta, inevitabile: è possibile che tutto questo debba avvenire proprio adesso?

Ogni anno la scena si ripete con una puntualità quasi disarmante. Con l’arrivo della primavera, quando l’isola comincia lentamente a ripopolarsi, le strade si trasformano in cantieri. Proprio quando bisognerebbe offrire un’immagine ordinata, funzionale, efficiente, ci si ritrova invece a fare i conti con rallentamenti, disagi e una percezione generale di scarsa organizzazione.

In altre realtà, anche simili alla nostra, gli interventi più impattanti vengono concentrati nei mesi di bassa stagione, oppure eseguiti in orari notturni, riducendo al minimo i disagi. Non si chiede l’impossibile, né opere straordinarie realizzate in tempi record, ma semplicemente una pianificazione più attenta, più aderente alle esigenze di un territorio che vive di turismo.

Perché se è vero che l’isola deve migliorarsi, è altrettanto vero che deve anche sapersi presentare. E quei pochi, ma preziosi, turisti che scelgono Ischia in questo inizio di stagione meritano di trovare un territorio pronto, scorrevole, organizzato.

La sensazione, invece, è quella di un sistema che continua a rincorrere il tempo, senza mai riuscire davvero ad anticiparlo.

E allora, ancora una volta, non resta che affidarsi alla speranza.
Quella che, prima o poi, si riesca a cambiare approccio.
Perché l’isola non può permettersi, ogni anno, di partire con il freno tirato.

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