di Camillo Buono

NAPOLI – La Direzione Marittima della Campania – Guardia Costiera di Napoli interviene con un chiarimento ufficiale in merito all’ordinanza n. 43/2026, emanata per regolamentare il transito e la sosta delle navi mercantili nelle acque prospicienti il Parco Sommerso di Gaiola.

Il provvedimento, che ha suscitato dibattito soprattutto sui social, si inserisce in un quadro normativo ben preciso, nato a seguito del tragico naufragio della Costa Concordia avvenuto all’Isola del Giglio nel 2012. Da quell’evento scaturì il cosiddetto Decreto Clini-Passera, che ha introdotto limitazioni alla navigazione di grandi navi in prossimità di aree sensibili, al fine di garantire maggiore sicurezza e tutela ambientale.

Nel caso specifico della Gaiola, il decreto prevede una fascia di rispetto di circa due miglia nautiche (pari a circa 3,7 chilometri) entro la quale è vietato il transito, l’ancoraggio e la sosta di navi mercantili superiori alle 500 tonnellate di stazza lorda. Tuttavia, la normativa consente all’Autorità Marittima di adattare tali limiti in funzione delle caratteristiche del territorio e delle esigenze operative.

Ed è proprio in questo contesto che si inserisce l’ordinanza emanata dalla Capitaneria di Porto di Napoli, che tiene conto della particolare conformazione del tratto costiero e, soprattutto, della necessità di garantire la continuità territoriale con le isole di Ischia e Procida, servite quotidianamente da traghetti e unità veloci.

L’obiettivo è duplice: da un lato proteggere un’area di straordinario valore ambientale e culturale come il Parco Sommerso della Gaiola, dall’altro assicurare la sicurezza della navigazione e dei passeggeri. Non va infatti sottovalutato che eventuali sconfinamenti nelle acque dell’area protetta possono comportare rischi significativi, legati sia alla presenza di fondali insidiosi e secche, sia alla ridotta distanza dalla costa.

Il provvedimento è stato preceduto da un’accurata fase istruttoria che ha visto il coinvolgimento degli armatori interessati, con un confronto che ha portato a soluzioni condivise. Tra gli effetti concreti della nuova regolamentazione, si registra un lieve aumento dei tempi di percorrenza delle rotte: circa un minuto e mezzo in più, a fronte di un allungamento del percorso di circa 370 metri.

Un sacrificio minimo, dunque, rispetto ai benefici attesi in termini di sicurezza e tutela ambientale. Un equilibrio delicato ma necessario, in un territorio dove la convivenza tra traffico marittimo e salvaguardia dell’ecosistema rappresenta una sfida quotidiana.

Immagine di copertina dal web

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