di Camillo Buono
C’è un momento dell’anno in cui nelle case cambia persino il rumore del tempo.
Le mattine diventano più veloci, i pomeriggi si riempiono di libri aperti sul tavolo, evidenziatori, ansie, ripetizioni dell’ultimo minuto e quella frase che ogni studente si sente ripetere continuamente: “Studia”.
Ma forse, troppo spesso, ci dimentichiamo di spiegare davvero il perché.
Studiare non deve essere un mantra vuoto, una condanna o una semplice rincorsa ad un voto. Studiare significa imparare a stare nel mondo. Significa costruirsi gli strumenti per capire ciò che accade, per distinguere il bene dal male, il giusto dall’ingiusto, la verità dalla superficialità.
Se per il corpo esiste la palestra, per la mente esiste lo studio.
La conoscenza allena il pensiero, rafforza la libertà, insegna ad avere dubbi e a cercare risposte. E forse i giovani dovrebbero avvicinarsi alla cultura quasi con una curiosità “morbosa”, con quella fame di capire le cose che rende vivi davvero.
Perché il mondo non ha bisogno soltanto di persone che lavorano.
Ha bisogno di persone che comprendano ciò che fanno.
Ha bisogno di coscienze, di sensibilità, di idee nuove.
E allora la scuola non può essere soltanto interrogazioni, verifiche o pagelle. Deve essere il luogo dove si impara a diventare uomini e donne capaci di migliorare sé stessi e, un giorno, anche il mondo che erediteranno.
Tra poche settimane tanti ragazzi chiuderanno un ciclo. Qualcuno terminerà le elementari, altri le medie, altri ancora si prepareranno alla maturità con quel misto di paura e voglia di futuro che accompagna ogni generazione.
Ma come diceva il grande Eduardo De Filippo, “gli esami non finiscono mai”.
Ed è vero.
La vita ci mette continuamente davanti a scelte, prove, cadute e ripartenze. Però la scuola, quando vissuta davvero, ci lascia qualcosa di fondamentale: la capacità di affrontarle.
E forse il compito più importante della società non è semplicemente chiedere ai giovani di studiare.
È far capire loro che la conoscenza è una forma di libertà.
Che leggere, capire, approfondire, imparare, significa diventare più forti davanti al mondo.
Perché quei ragazzi che oggi vediamo chini sui libri, domani saranno i grandi del futuro.
E da ciò che riusciremo a trasmettere loro dipenderà anche il mondo che verrà.






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