Gli Ischitani e il culto della Madonna di Montevergine: una devozione plurisecolare che abbraccia tutta l’isola, alimentata anche dagli antichi pellegrinaggi attraverso le sette montagne, affrontati a piedi dai nostri antenati
di Luigi Schiano
La devozione alla Madonna di Montevergine, che oggi si celebra nella data scelta dai monaci benedettini custodi del Santuario irpino, è profondamente radicata anche sulla nostra isola.
Dai versanti meridionale e occidentale di Ischia, la Madonna con il titolo di Montevergine è venerata in diversi luoghi di culto. Nella Parrocchia della Natività di Maria Santissima, eretta a Santuario dal Vescovo Filippo Strofaldi sulla sommità della collina dello Schiappone, dalla fine di agosto fino all’8 settembre sono numerosi i fedeli che salgono a piedi verso il Santuario.
Costruito intorno alla metà del seicento e luogo che ha conosciuto anche la presenza di cenobiti, il Santuario dello Schiappone custodisce una meravigliosa pala raffigurante la Madonna nella tradizionale posizione seduta sul trono, pronta ad accogliere i pellegrini.
Nel giorno della Natività di Maria Santissima, il pellegrinaggio a piedi da piazza degli Eroi verso quello che potremmo definire il “Partenio baranese” rappresenta simbolicamente il pellegrinaggio dell’intera isola. L’8 settembre, giorno nel quale anticamente veniva celebrato anche il titolo della Madonna di Montevergine, viene portata in processione una statua donata negli anni Cinquanta dai Baranesi emigrati in America e raffigurante la Vergine seduta sul trono.
Anche nel Comune di Serrara Fontana, nella contrada di Succhivo, è presente una chiesa dedicata a Santa Maria di Montevergine. In questo edificio sacro, raccolto e grazioso, ad accogliere i fedeli sull’altare, impreziosito da marmi policromi, vi è l’immagine della Madonna seduta sul trono e sormontata da puttini, opera di Alfonso Di Spigna.
Anche in questa chiesa, situata sul versante meridionale dell’isola, la Madonna viene onorata nel giorno della Natività di Maria, ricorrenza nella quale anticamente si celebrava anche il titolo di Montevergine. La festa è preceduta da alcuni giorni di preparazione e dalla processione con le immagini della Madonna, dell’Angelo Custode e di San Michele Arcangelo, patrono della comunità parrocchiale, fino alla località di Cava Grado, al confine con il borgo di Sant’Angelo.
L’unica parrocchia dell’isola intitolata alla Madonna di Montevergine si trova a Forio. Qui, sull’altare, una tavola raffigurante la Madonna, caratteristicamente seduta sul trono, accoglie i fedeli. Ai suoi lati sono rappresentati san Francesco di Paola, titolare del Santuario presente nella stessa parrocchia, e santa Caterina d’Alessandria, antica patrona di Forio.
In questa comunità la devozione verso la Madonna di Montevergine non ha assunto, negli ultimi tempi, un carattere particolarmente marcato. Da quest’anno, però, una simbolica processione celebrata proprio in questa giornata arricchisce e riafferma il culto verso la titolare della sede parrocchiale.
Ma da dove deriva il culto della Madonna di Montevergine?
La storia della Madonna di Montevergine, conosciuta anche come Madonna Nera, Mamma Schiavona o Maestà di Montevergine, è inseparabile da quella di san Guglielmo da Vercelli.
Intorno al 1115 il giovane eremita scelse il monte Partenio, allora luogo isolato e impervio, per dedicarsi alla preghiera e alla vita ascetica. La tradizione sottolinea il particolare legame di Guglielmo con la Vergine Maria; dal punto di vista storico, fu soprattutto la sua iniziativa monastica a determinare la successiva importanza religiosa del luogo.
Il primo insediamento si trasformò progressivamente in una comunità monastica. La Congregazione di Montevergine, conosciuta anche come Congregazione dei Verginiani, sviluppò una rete di monasteri e contribuì alla diffusione del culto mariano in numerose regioni dell’Italia meridionale. Il Santuario divenne così un punto di riferimento religioso ben oltre l’ambito locale.
Il Ministero della Cultura lo definisce uno dei più famosi santuari mariani dell’Italia meridionale, ricordando come i monaci verginiani abbiano contribuito alla diffusione della devozione alla Vergine attraverso i pellegrinaggi e le fondazioni monastiche.
Nel XIII secolo l’abbazia entrò inoltre in rapporto con la monarchia angioina. La documentazione conservata dalla Biblioteca Statale di Montevergine testimonia la particolare posizione raggiunta dalla Congregazione, posta sotto la protezione immediata della Santa Sede. Nel 1263 papa Urbano IV confermò l’esenzione dell’abbazia dalla giurisdizione degli ordinari locali.
L’icona di Mamma Schiavona
L’immagine raffigura Maria frontalmente, seduta su un trono. Il Bambino è collocato sul ginocchio sinistro della Madre e tiene con una mano il panneggio del suo manto. Intorno al gruppo principale compaiono gli angeli, mentre il fondo è caratterizzato da elementi decorativi che comprendono anche i gigli angioini.
Il colore scuro del volto della Vergine ha dato origine alla tradizionale denominazione di Madonna Nera. L’appellativo popolare “Mamma Schiavona” presenta invece un’etimologia non completamente chiarita. Nel tempo sono state proposte diverse spiegazioni, legate alla tradizione meridionale e ai significati attribuiti al termine “schiavona”, ma nessuna di esse può essere presentata come una spiegazione storicamente certa.
Non sarebbe quindi corretto trasformare le diverse leggende sull’origine di questo nome in fatti storici documentati. Il valore dell’appellativo appartiene soprattutto alla storia della devozione popolare, nella quale la Madonna di Montevergine viene percepita come una presenza materna vicina alla gente, capace di accogliere anche coloro che si trovano ai margini della società.
Una devozione senza apparizioni
A differenza di altri celebri santuari mariani, il culto di Montevergine non nasce da un’apparizione documentata della Vergine. La sua origine storica è invece legata alla scelta eremitica di san Guglielmo e alla successiva fondazione della comunità monastica.
Questa caratteristica è importante per comprendere correttamente la storia del Santuario. La venerazione dell’immagine non dipende da un’apparizione medievale attestata, ma dalla progressiva affermazione della devozione mariana sviluppatasi intorno all’abbazia.
Nel corso dei secoli, la tradizione popolare ha comunque elaborato numerosi racconti relativi all’origine dell’icona, ai suoi trasferimenti e alle grazie attribuite all’intercessione della Madonna. Queste narrazioni appartengono alla storia della devozione e devono essere distinte dalla documentazione propriamente storica.
Le vicende dell’icona
Nel corso del tempo l’immagine fu progressivamente arricchita con corone, gioielli e ornamenti offerti dai fedeli. Nel 1661 furono aggiunte nuove corone; nel 1712 il Capitolo della Basilica di San Pietro in Vaticano donò una corona d’oro, mentre nel 1778 furono applicate ulteriori decorazioni dorate intorno al trono.
Nella notte tra il 17 e il 18 maggio 1799 l’immagine fu vittima di un furto sacrilego. Successivamente, la tavola venne nuovamente rivestita con numerosi ornamenti metallici, accumulatisi nel corso del tempo.
Questa veste devozionale fu rimossa durante il grande restauro del 1960, quando l’opera venne sottoposta a un importante intervento conservativo presso i laboratori della Soprintendenza alle Gallerie e alle Opere d’Arte della Campania.
Il restauro novecentesco rappresentò un momento fondamentale anche per la conoscenza dell’opera. Le indagini permisero di comprendere meglio la complessa stratificazione del dipinto e di recuperare una lettura più diretta della tavola medievale.
Sono tante le edicole votive, le cappelle e le immagini custodite nelle case degli Ischitani nelle quali è raffigurata la Regina del Partenio.
Un altro aspetto che lega profondamente l’isola d’Ischia alla Madonna è quello dell’antico pellegrinaggio penitenziale verso il Santuario irpino. I nostri antenati, una volta arrivati a Napoli, proseguivano a piedi verso il Partenio, percorrendo le famose sette montagne.
Per ore e ore salivano in rigorosa preghiera, cantando e recitando il Rosario. Una volta giunti al Santuario intonavano il tradizionale canto: “Simme jute e simme venute”. Trascorrevano poi la notte nelle stanze destinate all’accoglienza dei pellegrini.
Oggi questo tipo di pellegrinaggio non viene quasi più effettuato. Si raggiunge Montevergine attraverso la funicolare oppure con mezzi propri e pubblici, sebbene, a seguito della recente frana, la strada risulti interdetta al transito degli autobus da gran turismo.
La Madonna, Regina del monte Partenio, che da tanti secoli veglia sui suoi figli, continui a dispiegare il suo potente patrocinio non soltanto sull’Irpinia, ma anche sull’isola d’Ischia, la cui popolazione, seguendo l’esempio dei propri antenati e dei propri nonni, resta profondamente legata alla Vergine, Maestra di Sapienza.

Chiesa Santa Maria di Montevergine (Succhivo)

Parrocchia Santa Maria di Montevergine in Forio

Parrocchia Nativita’di Maria Santissima Localita’ Schiappone in Barano







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